21/05/17 33° PORCARI CORRE

7800 persone coccolate da un gruppo fantastico.

Una giornata da incorniciare e ancora una volta Porcari diventa Patrimonio di tutti: grandi, piccini o con la coda.

L'evento sportivo, giocoso e colorato come niente al mondo.

La finale Champions League del podismo toscano...

Un viaggio fantastico chiamato Porcari Corre by Loris Neri

Un viaggio fantastico chiamato Porcari Corre

Mi è sempre più complicato descrivere la Porcari Corre.

Da quando la corro, penso di avere scritto e detto tutto nella maniera migliore possibile.

Mi sento come un cantautore che aveva già partorito il suo capolavoro. La sua Rimmel, la sua Sally, o la sua Ricordati di me. A seguire comporrà tante belle canzoni, ma nessuna potrà essere come quella. Ci girerà intorno, cercando mille parole e lavorando con tanta buona musica, per emozionare ancora, ma niente lascerà il segno come quella canzone.

Eppure ogni volta che vengo a Porcari, sento che qualcosa ancora posso aggiungere. Come fa l'Atletica Porcari che la organizza, cercando di regalarci altro, oltre a quello che la sua Porcari Corre già possiede.

Cito, tra i loro ultimi supplementi, e non di poca importanza, un depliant professionale, e il pettorale a effetto ricordo.

La fortuna vuole che la giornata sia splendida, il sole illuminerà, il vento rinfrescherà, e le nuvole faranno solo sognare.

Intanto, mi attacco il pettorale e parto per la mia avventura.

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Avrò davanti a me venti chilometri impegnativi e li prenderò con la dovuta concentrazione.

Perché niente va lasciato al caso, e anche una bella salita merita la sua attenzione. Altrimenti potrei rischiare problemi fisici inutili.

La mia intenzione comunque sarà, a ogni modo, e come ogni qual volta, quella di fare una corsa rilassata, divertente, giocosa e sorridente. E pertanto corro con la mia fidata macchina fotografica. L'oggetto che mi servirà per ricordare negli anni a venire, questi momenti e questi paesaggi.

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Un ingorgo colorato s'incammina lento verso via delle Pollinelle. Qualche auto cerca di passare, ma stamani i padroni della strada siamo noi. Inizio a vedere bambini saltellare come le palline magiche e cani che tirano pazzi di gioia i loro accompagnatori, come se farebbero lo sci nautico.

Salgo lungo lo sterrato e poi in via della Pace. Le colline sono verdi e ripulite dall'erba alta, gli ulivi appaiono disegnati con la matita, le cantine dei viticoltori sembrano rilasciare nell'aria il profumo del vino messo a invecchiare. C'è una morbida brezza, poco più di una carezza, ma il sole regna sovrano, avvisando che la brutta stagione è ormai da dimenticare.

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Parte fondamentale della Porcari Corre sono i ristori. Più sono i chilometri da trascorrere e più la pancia rischia di aumentare.

Nel mezzo della salita mi soffermo a bere e mangio un pavesino. Scatto qualche foto e riprendo la corsa.

Faccio un paio di chilometri e a San Giuseppe vedo una fila di persone che aspetta di mangiare l'uovo fritto. Quasi come alle poste quando c'è da pagare una bolletta.

Dopo due pezzi di castagnaccio con i pinoli (!) e qualche bicchiere d'acqua, riparto dal secondo ristoro.

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Inizia la parte più delicata in questa corsa: la scalata verso Montecarlo, e via dei Tredici sembra non finire mai.

Il mio piacevole sforzo è mitigato da tutti quei profumi e da tutta quella bellezza che ho intorno. La voglia di fermarsi e gustare ciò che osservo è davvero intensa. A volte capisco perché noi podisti siamo definiti un po' masochisti. Vuoi per la rima, o perché facciamo sforzi spesso inimmaginabili, o perché non ci fermiamo mai. Neppure davanti alle meraviglie che troviamo durante i nostri percorsi.

Così via dei Tredici è lunga, lucente e silenziosa.

Posso sentire l'ansimare dei camminatori, il loro battito cardiaco e i loro passi battere sull'asfalto.

Prima di entrare nel borgo, è d'obbligo lanciare uno sguardo verso la vallata. Gli ulivi sottostanti, sembrano troneggiare sulla piana lucchese e i monti pisani.

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A Montecarlo mi aspetta la città storica, la Filarmonica Giacomo Puccini che sta suonando in piazza Carrara, e un gruppo di persone vestite con abiti medievali, pronte a offrire bruschette con i fagioli, fettunte e vino rosso.

Una leggera sosta per ricaricare le pile, scattare ancora foto, e poi proseguo nel mio correre tranquillo.

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Oltrepasso Montichiari, e discendo nello sterrato. Faccio un breve tratto sulla via provinciale, e risalgo leggermente in un altro pezzo di sterrato. Sopra di me sento volteggiare un deltaplano. Pure lui fa parte dell'evento. I suoi video e le sue foto saranno un altro spettacolo aggiunto.

Incontro un altro ristoro e pure questo è ben fornito di simpatia e dolcezze varie. Sono irresistibili la macedonia e la focaccia con la Nutella.

Proseguo, e per un po' ho tutta discesa, dove alterno piccole strade senza traffico a viottoli pieni di sassolini.

L'odore dolciastro dei gelsomini sembra accompagnarmi. La natura da questi parti ha regalato parte di sé e la giornata primaverile gli sta offrendo una mano per fare insieme bella figura.

Qualche pozzanghera mi regala un pizzico di nostalgia di quando questa corsa era fatta a febbraio. Era un po' più lunga e transitava anche sulla Cassia antica. Faceva pure un po' più freddo, o magari pioveva.

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Termino la discesa e per due volte svolto a sinistra. Inizio la salita verso San Martino in Colle. Lo sterrato è largo, fresco e nel mezzo del bosco.

Arrivo in vetta, giro a destra e...

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-mi domando sempre quanti siano i podisti che avrà visto passare davanti a sé.

Quanti siano stati i viandanti o i semplici curiosi che avranno sostano sotto i suoi possenti rami, magari per fargli una foto ricordo-

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... il Quercione.

L'emblema della vita che nasce, cresce e pare non finire mai. Seicento anni di storia, di natura, di magia e di leggende. Se esiste l'infinito, eccolo!

Bellissimo, ma devo scappare via. Ho altri posti e altre emozioni da vivere ancora.

Discendo il bosco, la strada sterrata si apre e m'illumino d'immenso.

Davanti a me ho corridori colorati che sembrano diretti verso l'interno di un quadro.

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All'angolo con via Sbarra c'è un altro ristoro. Qua fioccano i panini, i crostini, e il buccellato.

C'è molta gente, proveniente dai percorsi meno lunghi. Tutti hanno la faccia sorridente, un po' accaldata, ma la voglia di proseguire ancora prende il sopravvento.

Segue un tratto dinoccolato dalle buche. Ho qualche difficoltà a superare bambini scalmanati e cani al guinzaglio.

Il lento avvicinarsi al punto più alto di Porcari continua tra campi e collinette che sembrano modellate da un bravo artista. L’ha fatto ponendo cipressi, fiori viola e gialli, margherite bianche nel luogo giusto, come scaglie di cioccolato e fiocchi di panna sopra a una torta di compleanno.

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Ho iniziato la salita sullo sterrato, poi la pendenza aumenta appena transito sopra un tratto di piccola strada.

Al termine ecco che mi attende un altro ristoro.

Non riesco a dire di no al caffè con la panna e ad altri dolciumi.

Oltrepasso anche il bosco, sorrido e scatto fotografie a gruppi di giovani pimpanti.

Corro sull'erba, in una specie di scala a chiocciola naturale, e arrivo sul prato della Torretta.

Anche qua impazza un divertente ristoro che offre bevande, dolciumi, colore e allegria, soprattutto per i più piccini, ma non è sdegnato neppure da babbi, mamme e sorelle.

Nello spiazzo adiacente al simbolo del paese, incontro la Fata turchina e Pinocchio. Fin dalle prime ore del mattino stanno accogliendo bambini a furor di bolle di sapone.

Basta così poco, un gioco semplice e vecchio come i nostri (ahimè!) nonni, a rendere felici i bimbi. Eppure esistono persone che gli mettono tra le mani un telefonino con cui trascorrere il tempo.

Cathy e Gino sono due simpaticissimi amici e così mi soffermo a parlare con loro.

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Uno sguardo verso il basso e riprendo la mia corsetta.

Ormai mancano due chilometri, gli ultimi spiccioli di un viaggio fantastico.

Uno di quelli che vorresti non finire mai e che il cuore avrebbe bisogno di continuo per battere in eterno.

Mi avvicino lentamente a piazza Orsi e poi arrivo in piazza degli Alpini. Qua, dove tutto ha avuto inizio.

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Ho messo 2h40.04 per percorrere questi 20.00k. Dislivello +400m. Media della mia corsa 8 minuti a chilometro.

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Il tripudio di festa continua imperterrito. Le persone (me compreso) perseverano a non abbandonare la Porcari Corre. Io rimango a parlare con Gianni della Juventus, e poi con Umberto della prossima staffetta Corri con Paolo, diretta fino a Pisa.

Il ristoro finale è abbondante, il pacco di partecipazione è notevole (... e poi la carta igienica servirà sempre).

Per un giorno Porcari si è riempita di gente nuova, allegra, divertita. Molti sono arrivati da fuori della Toscana, e questa mi sembra un’ottima maniera per promuovere il paese.

Ho incontrato tantissimi bambini, tutti invitati dall'Atletica Porcari, tutti sospinti a partecipare e tutti premiati con una maglietta creata per l'occasione.

Perché è così che bisogna fare: afferrare per mano i nostri bimbi e portarli verso le attività positive. Quelle che fanno bene al cuore e allo spirito.

Riuscire a smuoverli dalla sedia, da un giocattolo elettronico, dalla televisione, dal social network, o dal letto, non sempre riesce. Fare capire a loro che di là dalla finestra c'è tutto un mondo che li aspetta.

Questo è quello che apprezzo di più della Porcari Corre.

Vi ringrazio Amici dell'Atletica Porcari per essere riusciti a farlo ancora una volta.

Loris Neri