25/04/16 Staffoli

Tante potenzialità per una marcia organizzata col cuore, ma che dimostra certe pecche di superficialità: casino all'iscrizione, km approssimativi, tratti fangosi non adatti a tutti, cartelli a tratti

Sguazza, sguazza Su e Giù per le Cerbaie by Loris Neri
Bel percorso....di sopravvivenza..... by Daniele Fedi

Sguazza, sguazza Su e Giù per le Cerbaie

La pioggia imperterrita che precipita per giorni interi è come darsi una martellata sopra ad un dito e continuare a sentire il dolore ancora a lungo.

Vuoi che smetta e torni il sereno.

Così, ad ogni rumore notturno, rimani sveglio ad ascoltare con l'orecchio attento, magari non dormendo, pensando se la mattina seguente potrai andare a fare il tuo sport preferito senza rischiare d'affogare.

Le gocce scendono giù come il filo a piombo calato da un muratore, e quando ad aspettarti saranno le Cerbaie potrai solo immaginare a cosa andrai incontro.

Non è la prima volta, e neanche sarà l'ultima -questo l'ho pensato anche stamani-, ma quell'istinto animalesco del correre tra fango, sudore e pozzanghere ormai mi si è calcato dentro.

E non vuole andarsene via più.

Così mi precipito a Staffoli, e mentre il Guerrucci m'aspetta per correre insieme (!), riesco a parlottare con qualcuno, ad iscrivermi, e a fare un poco di streccio.

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Iniziare a correre con Marco equivale ad inseguire una Mercedes con l'automobile a pedali.

Buon per lui che oggi ha voglia di andare lento (!) così ne approfitto per rimanere al suo passo.

Riesco a farlo per poco, parlandoci pure, ma appena mi compare il fango davanti alle scarpette, i suoi piedi lo scavalcano senza indugi, mentre io non posso che fotografarlo e vedermelo fuggire via.

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Mi spiace immergermi subito nel padule bientinese, le mizuno inzuppate mi rendono difficile il primo approccio con questa corsa.

Il resto lo continua a fare il fango.

Sarà l'ennesima lotta tra mota, salti di pozzanghere grosse come stagni, e l'inventarsi nuovi svincoli per evitare il più possibile lo sguazzamento motoso, passando dentro tratti impervi degni da uomini cazzuti come Rambo.

Spesso però non c'è una via d'uscita, ed il bello sta proprio in questo.

Divertiamoci lo stesso.

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Un paio di chilometrini difficoltosi, alcuni pezzi davvero complicati, primo ristoro superato, qualche foto spruzzata qua e là, ma quando entro nella Riserva Biogenetica tiro un sospiro di sollievo.

Il sentiero è ben corribile e il luogo s'addice alla migliore primavera possibile.

Le chiome degli alberi sono così verdi da sembrare colorate da un restauratore di quadri antichi.

Le nuvole appaiono e scompaiono tra la vegetazione come se fossero spostate da un Dio che sta giocando a dama.

Gli uccelli danno risalto ai loro cori come le voci bianche di un Paradiso musicale.

I torrenti in movimento risuonano come gli strumenti di una band pop.

I laghetti sono colmi d'acqua, e il profumo è un regalo dal sapore dolce dell'acacia, di quello acre della resina dei pini, e di quello umido dei muschi.

L'aria è frizzante e pura che pare ripulita da un aspirapolvere Folletto.

Nella zona risuonano le zampate gommose dei podisti e dei camminatori.

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Dopo il secondo ristoro, incomincio a risentire il rumore delle auto, e scatto dopo scatto (fotografico s'intende) risalgo verso via delle Pinete.

Lo sciacquettio delle ciabatte podistiche immerse nelle pozzanghere continua.

Purtroppo una corsa ciclistica (il comune voleva far annullare la nostra scampagnata, complicando i piani del gruppo organizzatore) non ci ha permesso di poter scendere verso il Praco Robinson, e nemmeno raggiungere la via Francigena, così dopo aver sostato tra i dolcetti di Marcello, e apprezzato la marginetta brasiliana (sosta per me obbligata, firma compresa) riparto per dirigermi verso Staffoli.

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Nel frattempo ho raggiunto Gianni (con cui mi complimento per la recente Staffetta alla Tuscany Crossing di Castiglione d'Orcia) ed insieme a lui chiudo questa breve apparizione boschiva e fangosa di 13,5k invece chei citati 18 (la causa l'ho scritta in precedenza), in 1h47.23.

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Mi soffermo all'abbondante ristoro finale. Dove ritrovo Amici di Podismo e Amici degli Alberi (questa vi piace?).

Con un piatto di polenta, un cappuccino, e pezzi di cioccolato tra le mani, scambio sentimenti, impressioni e curiosità su questo mondo affascinante che sono le corse in natura.

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Un Grazie di cuore all'Avis di Staffoli, non un gruppo podistico, ma molto di più.

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Uffa! Ma che palle continuare a sentire, e leggere, le lamentele di chi non vuole la mota, le pozzanghere eccetera.

Quando venite nelle Cerbaie dovete sapere che è così. Se piove ci sarà il fango, se diluvia ci saranno nuove paludi da attraversare. O rimanete a casa, come faccio spesso io, oppure preparatevi ad usare l'idropulitrice per ripulire in seguito le vostre scarpe da corsa!

Inoltre devo constatare che a Staffoli gira sempre un po' di sfiga in questa Su e Giù per le Cerbaie:

Quando ci fu la neve, quando c'era troppo caldo, quando ci si mise la Forestale a brontolare, ora ci mancava il ciclismo.

E le frittate sono fatte.

Per l'Acconci e soci, le complicanze sembrano all'ordine del giorno.

Forse con un po' di pazienza si potrebbero risolvere meglio, ma per un gruppo non podistico -e per di più con poche persone disponibili- ogni problema diventa insormontabile.

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Loris Neri - Podistica Galleno