03/01/16 Santa Croce

Miracolosa edizione di questa bella Maratonina degli Spensierati, sole e temperatura mite, ottima organizzazione con il Jolly Lisena che compariva ovunque. Mentre la pioggia della notte ha lasciato il segno solo in alcuni punti del tracciato

Primo evento dell'anno: la Maratonina degli Spensierati by Loris Neri
Doveva piovere, invece sole spendente by Daniele Fedi

Primo evento dell'anno: la Maratonina degli Spensierati

Se penso a ieri pomeriggio mi viene il voltastomaco dalla rabbia.

Pioggia, pioggia e ancora pioggia. Ma è possibile che se voglio andare a correre la Maratonina degli Spensierati ci devo andare con gli stivali?

O forse mi devo cuocere i piedi nel fango solo perché preferisco mettermi le scarpette da corsa?

No, no, no, stavolta se piove non ci vado! Me ne starò al calduccio nel letto, abbracciando le coperte, invece che gli alberi sgrondanti di lacrimose gocce.

Questo è stato l'ultimo pensiero avuto ieri sera prima di dormire.

A dire la verità era il penultimo, perché, come ogni volta che piove, l'ultimo stato d'ansia lo dedico ai miei pelosetti.

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Mi alzo un tantinello preoccupato, apro la persiana, osservo il cielo cupo, ma guardando verso Santa Croce, pare pronto per la bella (!) giornata.

In terra l'asfalto è umido e bagnato, ma siamo a gennaio: va bene così!

Pastasciutta di buon mattino, mi preparo e vado a Santa Croce sull'Arno.

Mi soffermo a salutare chi incontro, poi m'intrattengo con Leonardo perché insieme dobbiamo preparare alcuni volantini.

Faccio un po' di streccio e mi avvio quando sono le 8 e 40.

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I primi due chilometri sfuggono via bene. Quasi diretto verso il colle, non ci sono i restringimenti degli anni passati.

I tanto temuti camminatori affiancati, e gli ombrelli aperti, erano altre mie due preoccupazioni per questa mattinata.

Apprezzo perfino la svolta verso il Cerri, quindi giro a destra, e trovo la prima salita sdrucciolevole.

E per fortuna che il percorso me la offre nel senso inverso. Altrimenti, sai che scivolate qua a scendere!

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Un angoletto di Cerbaie quasi innovativo.

Un bel pezzo di sentiero in leggera salita. Un poco scivoloso, visto la quantità di pioggia caduta, di foglie ormai decedute, e fanghiglia varia.

Ma, come tipicità delle Cerbaie, subito discende leggermente, rendendomi il passo corsa più difficoltoso.

Poi riprende a salire fino a farmi ritrovare a due passi dal primo ristoro.

Bevo un bicchiere d'acqua fresca (molto fresca), e prendo una fetta d'arancio.

Oggi è la mia prima corsa dell'anno e così ne approfitto per mandare auguri a chi si ritrova ad almeno ad un metro dal mio viso.

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Il cancello arrugginito è aperto, così entro nel piccolo cimitero di Montefalcone.

E' la prima volta che lo vedo ripulito dalle erbacce e dai rovi.

Dentro ci sono le solite scritte becere, dove i soliti scemotti hanno rotto ogni cosa che abbia più di dieci anni.

Anche se ci sono due o tre tombe, lasciamo in pace chi non c'è più.

Richiudo (!) il cancello e riprendo la corsa.

Montefalcone per me è sempre uno spicchio tre metri sopra il cielo.

Così, quel piccolo ristorante con la canna fumaria sempre accesa; quel vialetto fiancheggiato dai cipressi, perchè era segno di ricchezza e qua si padroneggiava la vallata dei contadini; quei due leoni in pietra, come se proteggessero la villa; e quel leccio secolare, che di viandanti e contadini ne avrà visti a bizzeffe soffermarsi sotto le sue frasche, fanno di questo paesino un piccolo tesoro.

Poi c'è la Riserva Biogenetica. Anzi, prima ci sono Cip e Ciop e Le Cornicette.

Che gruppetto bello e sorridente! Sembra l'immagine perfetta per entrare in bosco.

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Dopo essermi fermato a scattare qualche foto, inizio a discendere con piacere.

Vuoi per l'umidità frizzante, vuoi per un sentiero quasi ottimale, vado giù che è una pacchia.

Mi sento in una forma strepitosa, e solo per salutare qualcuno, rallento ogni tanto.

Fino al lago, e poi fino alle voliere dei rapaci. Mogie mogie, ed è un peccato non vedere quelle grosse ali aperte.

Un fresco tepore mi assale, ma col passare dei chilometri, e i continui saliscendi cerbai, mi sembra di scorrazzare al di là dell'universo.

Peccato che gli alberi vestano la loro muta peggiore. Spogli e crudi come Madre Natura li ha creati.

Anche le querce più imponenti sono brulle, quasi secche e grigie.

Ma ogni tanto prorompono i cespugli del sempreverde agrifoglio, o quel pungitopo così bello quando è pieno di bacche rosse.

E' il muschio a ridare colore e vigore alle piante. Quella barbetta verde e umida è un inno alla vita: un tappeto caldo e morbido come un cuscino fatto per poter appoggiare la testa e sognare.

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Tutto finisce, e con dispiacere esco dalla Riserva di Montefalcone.

Sarà per la prossima corsa quando potrò rientrarci dentro.

Due passi d'asfalto e mi ritrovo al Parco Robinson.

La Festa della domenica continua, e tra un augurio, un bacio e una pacca di mano, mi fermo ad un ristoro da manicomio.

Occhio al coltello che taglia il prosciutto, ma io mi addento del panettone e un bicchiere di tè caldo.

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Da un bosco all'altro e così mi ritrovo a discendere ancora nel verde, nell'umido, e nella vegetazione fitta.

Il giro ad anello che sto per intraprendere lo conosco come le mie tasche vuote, ma ogni volta mi sorprende e mi affascina.

Quando a primavera, quando d'estate, quando d'autunno, quando in inverno.

Le quattro stagione del Parco Robinson e delle sue Strade Vicinali.

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Tra rami spezzati, alberi caduti, tappeti di foglie morte, e pozzanghere dispettose, vedo un puntino muoversi.

Un dolce sorriso mi coglie: è la simpaticissima trekker Rossana.

Con lei faccio un pezzetto di questo raccordo boschivo. Andando al piccolo trotto parliamo di corse e di lunghe camminate.

Mi soffermo al laghetto (come sempre colgo un paio di foto), e poi la raggiungo ancora per continuare la nostra chiaccherata.

Riparto col cuore pieno, e dall'altro lato del bosco risalgo verso la via Francigena.

Sterrata e motosa come ogni lungo inverno ci porta.

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Tra un zig zag di pozzanghere, e il riflesso del sole su di esse che mi acceca gli occhi, passano quasi tre chilometri.

Sbuco sulla provinciale e rientro sfiorando il parco di villa Guerrini.

Discendo e risalgo subito, e così mi ritrovo al Parco Robinson chiudendo l'anello boschivo.

Terzo ristoro, e riparto verso Poggio Adorno, oltrepassando il ristorante Nando.

Punto nevralgico per gelati e scorrazzate su automobiline a batteria. Ah, quanti ricordi!

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Rientro nel bosco e discendo felice sul sentiero, ritrovandomi così in men che non si dica al Circolo del Tennis.

Un altro ristoro mi attende!

Da quando sono stati fatti i tagli al chilometraggio, in certe corse, pare di passare più tempo a gozzovigliare ai ristori che a correre.

Poi non dire corro per dimagrire. Correggiti: corro per mangiare!

La pacchia è ormai terminata, (intendo il tratto boschivo) adesso mi aspetta un lungo viale (un po' puzzolente, ma per fortuna ha piovuto e l'odore si sente meno) e il rientro verso la zona industriale.

Là da dove è partito tutto il divertimento.

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2h37.49 di scampagnata santacrocese, per questi ottimi 21,040k e con una media da perfetto tapascione di 7.30 m/km.

Il dislivello di oggi è di +274m, tipico delle corse Made in Cerbaie.

Così chiudo passando sotto l'Arco Rosso.

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Mi aggrego un po' qua e un po' là. Saluto e stringo con affetto molti compagni d'avventure podistiche.

Anche se corro da solo, mi fa piacere, quando termino la corsa, d'incontrare simpatiche canaglie ancor nel pieno del proprio (ma anche del mio) divertimento.

In fin dei conti correre fa aumentare le endorfine, quelle chiamate "runner's high" (sballo del corridore) regalando stimoli benefici, soprattutto al cervello.

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Una semplice bruschetta, un biccherino di vin brulè, un pezzetto di panettone, mi bastano (e avanzano) per porre fine alla domenica.

Due cose però mi chiedo:

- chi si è mangiato le torte fotografate dalla Lisena il giorno prima?

- e perché le agende terminano sempre presto?

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Per sempre Grazie Magici Spensierati!!

Loris Neri - Podistica Galleno