08/11/15 17° Trofeo Calligiano

Dal Ponte Mediceo delle Calle è partito il lungo serpentone di camminatori e podisti. Tutti diretti verso le Cerbaie nebbiose, ma dagli splendidi colori autunnali.

Ottima la zuppa di pane, ma chi tardi arriva... non la trova...

Un uomo libero che torna a casa by Loris Neri

Un uomo libero che torna a casa

Già, come inizio per un resoconto podistico non suona male.

Ma questi sono gli ultimi sviluppi della mia vita.

Mi sono tolto un peso. Anzi, restando in ambito sportivo, mi sono levato un sasso dalla scarpa ammortizzata.

Uno di quelli grossi, grossi. Un macigno:

Mi sono licenziato dal lavoro.

Per colpa di qualcuno, e per opera di tanti, non reggevo più e non sopportavo più.

Quindi, oggi tornando a Ponte a Cappiano, dove ho vissuto la mia vita precedente, mi ha fatto sentire ancor più libero.

Un salto nel passato, dove ho rivisto quel bambino delle scuole elementari che girava, con la bici da cross, in tondo nel cortile di casa.

Oppure sollevava un pallone da terra, ai tempi delle scuole medie, sognando di emulare le punizioni di Platini.

Andava a scuola (...), e presto avrebbe incominciato a lavorare, a sgobbare, e col passare del tempo a vivere la sua vita. Lontano da quel cortile pieno di sassi, polvere ed erbacce.

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Ho parcheggiato l'auto proprio dietro al capannone dove anni fa c'ho pure lavorato.

Cento metri distanti dalla mansarda che era la mia stanza.

Mi sono cambiato e sono corso in piazza Giani per iscrivermi.

Molti di voi li avevo intravisti precedentemente nella nebbia, risalire sul vialone verso Le Vedute.

Purtroppo sono un po' deluso da tutta quella gente.

Mi chiedo del perchè camminate fianco a fianco, anche 5 alla volta. Un po' a destra, un po' a sinistra.

Va bé che il viale è largo, ma tra la nebbia, chi era in auto, non vi scorgeva molto.

Perché rischiare? E meno male che andavo piano, e sapevo che c'era la corsa e conoscevo la situazione.

Altre auto, magari più veloci di me, potevano investirvi. Avendo perfino ragione.

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Muovo le gambe sul Ponte Mediceo ed inizio a salire.

La mattina è nebbiosa, umida, e i primi tratti di sali e scendi, sono piacevoli, ma bastano a rendermi bagnate sia la maglietta che le braccia.

A Le Vedute trovo il primo ristoro. Poi intraprendo il viaggio Francigeno.

Siamo nel bel mezzo tra il Padule di Fucecchio e le Cerbaie. Che proprio da questo lato incominciano a farsi riconoscere.

Si sentono i profumi d'umido dei funghi, e i colori tendono al giallognolo dell'autunno.

Le gocce di nebbia avvolgono le ragnatele, ricoprono i rami, mentre uno strato di foglie cadute risuona morbido sotto ai miei passi.

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Il ricalcare le orme di altre corse podistiche (da Santa Croce, a Staffoli, al Galleno) non può che piacermi.

Ogni volta, ogni metro ripassato è come una sensazione nuova.

Ogni passo non è uguale all'altro, ogni temperatura ed ogni clima, rende magica e diversa qualsiasi avventura. Francigena o Cerbaia che sia.

Correre, o solamente camminare, da queste parti è sempre piacevole, con il sole nascosto dalla nebbia, e il sudore che si mescola all'umidità selvaggia.

Dove i suoni sono ovattati, quasi silenziosi. E un cinguettio di un uccello può sembrare la musica di una bella canzone.

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Discendo al laghetto delle ninfee, e stamani sembra un affascinante e misterioso lago islandese.

Poi arrivo al Molin del Topo e mi soffermo a chiacchierare con le donne del secondo ristoro.

Riparto e fuoriesco sulla provinciale.

Rientro subito al Centro Ippico, e dopo averne girato un bel tratto innovativo, tra bosco, sterrati e un altro laghetto (mai visto prima) risalgo fino a riuscirne dalla parte opposta. Attraverso la strada e m'immergo dentro un intrigante pezzo di bosco, e altri spezzoni di sterrato.

In fin dei conti sono ancora all'interno delle Cerbaie, e solo l'alternarsi di viette, strade e provinciali le hanno rese umanizzate, e non selvagge come una grande foresta impenetrabile.

Purtroppo dove è arrivato l'uomo non tutto è un bel vedere, ma tirando le somme una corsa nel mezzo di questi boschi è sempre ben apprezzata.

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Dopo altri 2k di natura fresca e umida, giungo al ristoro del Cavaliere.

Mi fermo a scattare qualche foto al giardino e alla villa adibita a ristorante. Poi riparto.

Esco dal cancello, e riprendo il viaggio.

Un migliaio di metri corsi sull'asfalto, per poi rientrare nel bosco.

Discendo quasi subito e vengo circondato dalle voci festose di Alessandro e di tutta la sua compagnia.

Ostacolo un biker, mentre sono intento a girare il mio reportage fotografico, dove tra funghi, piante e cartelli didattici sono incuriosito come un bambino nel paese dei balocchi.

Risalgo verso la strada prima d'incominciare un scendi e sali tutto su asfalto.

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Dopo la risalita mi sento un po' appesantito, non dal cibo, ma dai chilometri percorsi.

Ne mancano circa tre per terminare il tutto.

Prima però c'è da scendere nell'Orto Botanico.

Incrocio per la terza volta Valeria, e in fin dei conti questa corsa ha la particolarità del susseguirsi nell'incontrare più volte i vari percorsi.

Entrambi scegliamo l'aggiunta facoltativa di 750 metri (buona l'idea), proprio all'interno di quel bellissimo tratto boschivo.

Ho la gola secca, e il mio desiderio di bere è appagato dal quarto ristoro. Davanti Villa Landini.

A questo punto di corsa non ci speravo più, ed invece gli Amici delle Calle, pure questo anno esagerano.

Anche a due chilometri dall'arrivo posso trovare tanta frutta fresca e biscotti a volontà.

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Adesso è tutta discesa, dove alterno piccole soste fotografiche, e alcuni ricordi, rivedendomi bimbo salire verso la chiesa.

Svolto a sinistra in una stradina stretta, mentre un paio di auto stanno risalendo nel verso opposto al mio, concedendomi il grosso rischio di essere investito.

Sbuco così in via Ramoni, poi in piazza Donnini, e sul Ponte Mediceo incontro Antonia, a cui lancio un veloce saluto.

Faccio viale Colombo, giro a sinistra verso il campo sportivo e sfondo in piazza Giani quando l'Arco rosso era già stato abbatuto. Peccato.

20,830k percorsi in 2h25. con la media di 6.58 m/km

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Al ristoro è finita la zuppa di pane. Me la immaginavo buonissima come gli altri anni. Pronta magari da portar via.

Mi rifugio nelle fettunte, e nei buon biscotti dolci.

Forse l'arte dei ristori finali andrebbe un po' riveduta. Spesso capitano fettunte a chi fa i percorsi lunghi, e pastesciutte, o zuppe, e quanto altro, a chi zompetta anche per solo due chilometri.

O forse è stata la ripicca per non aver fatto trovare il farro alla corsa del Galleno?

Meglio non spargere la voce... altrimenti per me finiscono i ristori!

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Scherzi a parte, il Trofeo Calligiano è stato come al solito una gran bella manifestazione.

Oltre 1600 persone si sono prodigate lungo i bellissimi tracciati.

Molte altre ci hanno coccolato per tutta la mattinata, e io come al solito mi sono divertito alla grande.

Tra ricordi e nuove sensazioni di libertà, con l'aggiunta (era la prima volta che l'ho portata alle Calle) della macchina fotografica, ho calpestato il mio vecchio e nuovo territorio.

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Faccio ritorno alla macchina e vengo sommerso ancora dai ricordi (belli e brutti) guardando la mia ex casa, il cortile dove sono cresciuto, la stanza dove ho passato grosse emozioni, ma anche tanta solitudine.

Ho rivisto anche il capannone dove ho lavorato, e il luogo dove seppellii la mia Baffi e la mia Jenny.

Chiudo la mattinata passando a salutare mio padre. Mescolato ormai da anni alle persone care che non ci sono più.

Loris Neri - Podistica Galleno