02/07/15 4a Marcia del Cacciucco

9k dove il calore dei podisti supera quello della temperatura ambientale.

Peccato per alcuni scorci visivi, e olfattivi, legati al non interesse per la natura...

Afa, vergogne altopascesi, ma per fortuna ci siamo noi podisti by Loris Neri
Badia a Pozzeveri by Fabio Niccoli

Afa, vergogne altopascesi, ma per fortuna ci siamo noi podisti

Una corsa a Badia Pozzeveri è per me come correre tra camera e soggiorno però...

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Frequento Badia Pozzeveri da qualche anno.

Da quando, per puro caso, un gruppetto di gatti randagi è entrato a fare parte della mia vita.

Oggi ho capito che quel giorno avevo conosciuto anche la parte più fresca, più carina, ma anche un po' triste (la vecchia Abbazia millenaria in stato d'abbandono) di tutto il paese.

E quella via Francigena che ogni pomeriggio vedo assai transitata da viandanti, camminatori, podisti e cavalieri.

Oggi ho inoltre capito di quanto faccia schifo il mio comune, e di quanto molte teste vuote hanno rovinato una località che poteva (aveva) una sua Grande Bellezza.

E non mi riferisco solo all'Abbazia.

Chi era a correre sullo sterrato di via Capocavallo, e subito dopo accanto a quel fabbricone maleodorante (fermiamoci solo a questa parola) capirà a cosa mi riferisco.

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Lavorare col ripieno di calore è qualcosa di tremendo.

Arrivo a fine giornata che sembro cotto come un peperone sulla griglia di un americano.

Trovare lo spunto, e affrontare il primo passo -quello più difficle da compiere- per andare a correre può sembrare un'impresa folle.

"Tu sei matto", mi sento ripetere pù volte al giorno.

"Ma dove vuoi andare con questo caldo", è un'altra diceria nei miei confronti.

Un po' giusta, un po' sbagliata.

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Oggi prendo la rincorsa per essere partecipante al 4° Trofeo del Cacciucco nella già citata Badia Pozzeveri.

Tornato a casa faccio in tempo a fare una meritata doccia, un veloce riposino, un mini snack a base di albicocca, ciliegie, e una tazzina di buon caffè.

Perchè non vado mai a correre con la pancia vuota.

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Arrivo alla sagra, parcheggio sotto le acacie, e vado ad iscrivermi.

Sgommo in via Catalani quando sono le 19 e quarto.

Già si vedono i cambiamenti del percorso, iniziando con un giro dell'oca.

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Il primo piacevole intoppo, si chiama Lisena e Antonia.

Due paroline con le due bimbe Spensierate, e un selfie in mezzo alla strada.

Riparto verso via Centoni.

Sul calvalcavia trovo un secondo intoppo. Traffico di auto nella via stretta, e mi devo fermare.

Poi esco dal paese, per poi ritornarci passando tra le corti.

Qua la gente pare aspettare noi podisti.

Un bimbo mi applaude, una signora mi sorride, guardandomi sgrondare di sudore.

Piccoli insoliti brividi per corse paesane.

Con il profumo del cibo che sta cuocendo nelle pentole, ed esce dalle cucine.

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M'infilo nel bosco, in un sottopasso buio, e poi arrivo al ristoro di Daniela.

Bevo e riparto verso il sentiero di Capocavallo, dove l'immondezzaio supera il piacere di osservare i terreni circostanti.

Alla faccia dell'assessore e della Polizia Municipale che si vantano di aver fatto pulizia...

Svolto a destra e faccio alcuni saltelli per evitare un fosso, alcune pietre e altra spazzatura.

Il peggio non è finito, anzi aumenta.

Ancora sacchi di sudicio, e carcasse di scooter.

Poi percorro il tratto peggiore che ho corso in tutta la mia vita.

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L'odore della fabbrica è pestilenza pura. Quasi vomito, tra calore e fetore.

Giungo quasi sulla via Romana, quindi giro a 360° ed affronto lo sterro della via Francigena.

La situazione è decisamente migliorata, pare di essere a mille chilometri da 800 metri fa.

Faccio un fuoripista boschivo, per poi raggiungere la Tenuta di Badia, lanciando un'occhiata ai casotti dei miei bimbi pelosi.

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Corro sul marciapiede francigeno nuovo di zecca, poi lungo la veloce via di Tappo, e l'assolata via dei Boggi.

Ancora una svirgolata tra le corti, e rientro in zona sagra dopo aver affrontato i 8,840k in 54.48 con la media di 6.12 m/km.

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Mi soffermo a chiaccherare con della buona gente per alcuni minuti.

Mangio del panepomodoro, una fetta di cocomero, e faccio ritorno alla macchina.

Mi cambio e vado in zona cimitero, dove porto cibo e coccole a quei pelosetti che hanno cambiato le mie giornate.

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Loris Neri - Podistica Galleno