26/04/15 Tuscany Crossing
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Una corsa lunga 103k nella meravigliosa Val d'Orcia e sul Monte Amiata.

Luoghi incantevoli toccati da super podisti dell'Ultra Trail.

C'era pure la possibilità di correrla in staffetta...

Ricetta per il podista contento: Un po' di Corsa, un po' di Terre Senesi, e un po' di Montagna by Loris Neri

Ricetta per il podista contento: Un po' di Corsa, un po' di Terre Senesi, e un po' di Montagna

Questa settimana sono uscito dall'ordinario. Da una domenica all'altra ho fatto due corse che non rientrano nei miei cari tre trofei.

Due corse con i fiocchi. Molto diverse tra loro, eppure tanto uguali.

Lunghe oltre i 30k, dislivello oltre i 1000m, percorse con oltre 4h10 ciascuna.

Insomma le mie sfide podistiche le ho compiute a zonzo per la Toscana.

Purtroppo per farle ho dovuto tralasciare appuntamenti a cui ci tenevo:

Maratonina del Ghibellino, Su e Giù nelle Cerbaie di Staffoli, Marcia delle Ville.

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La sveglia non ha mai suonato. E' il giorno che ha continuato imperterrito dopo la mezzanotte e venti.

Sopra un pulmino a noleggio, noi quattro corridori ci siamo uniti a tre meno giovani della Podistica Galleno.

Ci dirigiamo verso l'autostrada per proseguire fino le Terre senesi.

Arriviamo a Castglione d'Orcia alle 3.15. Tutto tace, e solo qualche ombra variopinta si muove silenziosa in questa cittadina.

Il raduno è per le 4, la partenza della Staffetta e della Tuscany Crossing 103k è per le ore 5.

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La splendida Marina, e la tosta Elena sono pronte per partire. Insieme a loro altre 200 persone circa.

Nel buio della notte, uno sparo di pistola e 200 lampadine a led iniziano a sfrecciare tra paesini in pietra e sentieri di bosco.

In mezzo a tutte quelle gambe, Egidio ha dato il via alla nostra staffetta.

Noi torniamo al pulmino ed incominciamo a seguire tutta la gara.

Poche centinaia di metri e ci fermiamo per ammirare il brillante serpentone luminoso scendere verso valle.

Dopodichè ci spostiamo verso San Quirico d'Orcia.

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E' presto, ancora troppo presto, il cielo inizia ad albeggiare e la val d'Orcia assume colori rosacei, mentre il verde dei suoi terreni è ancora ricoperto da una leggera foschia.

Intanto i podisti stanno lottando in quella che è chiamata la valle del Gladiatore.

I bar sono chiusi, la città è silente, noi tentiamo alcuni piccoli riposini:

Si chiude un occhio, si distendono le gambe.

Arriva il primo staffettista, e subito dopo il super uomo dei 103k.

Una ragazza di Bologna mi fa compagnia, e tra una foto e l'altra, aspettiamo i nostri conoscenti.

Arrivano i due orentanesi, e giunge trafelato ed in ottima forma il nostro Egidio.

3h35 il suo passaggio.

Bisogna cambiare l'unico pettorale (!), e il chip.

Pronti, via e Luca inzia la sua sgambata.

Noi restiamo ancora un po' a gustarci i passaggi dei corridori, e le spettacolari acrobazie compiute da chi riesce a cambiare il pettorale a tempo di record.

Mentre lasciamo S. Quirico, scatto una foto a Marina e Elena.

Le due plus ultra in gonnella stanno salendo verso il primo ristoro.

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Lo spostamento in pulmino continua, e scendiamo da un paese all'altro come palloni lanciati verso un canestro.

Luoghi magici, dove la storia si unisce alla bellezza e una natura così elegante che sembra una tavola imbandita a festa.

Si parcheggia (oggi a pagamento... il solito sfruttamento del turista) a Montalcino.

Facciamo in tempo a salire in città, ad ammirare la Rocca, la Fortezza, le piazzette.

Ci mettiamo a discutere su Galleno e le sue province con il Fiaschi, però abbiamo poco tempo, perchè Luca sta arrivando.

1h40 per correre la sua traccia. Ottimo risultato. E la 103k intanto segna metà gara.

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Si è avviato Gianni. Il nostro presidente, carico come una molla tesa fin da subito, è la mente primaria per questa trasferta.

Adesso bisogna contare sulle sue gambe, e il sorriso stampato sul suo volto, è il miglior biglietto da visita per il proseguimento della staffetta.

Noi ritorniamo al parcheggio, e seduto sull'erba, e tra i fiori gialli, mangio la mia porzione di pasta fredda, cous coous, pane e marmellata, cioccolato, una mela e del caffè freddo.

Sono le 10.50, ma la mia fame pare incontenibile.

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Curva dopo curva, discesa dopo discesa, bisogna tornare a Castiglione d'Orcia.

Per la seconda volta rimango estasiato, e un po' preoccupato, da quanta salita devo compiere prima del traguardo finale.

Risaliti in città, i miei compagni desiderano pranzare, così, tra un attraversamento e l'altro dei podisti in corsa, facciamo alcune volte avanti e indietro, anche perchè non si trova più posto per parcheggiare.

Io e Luca restiamo in macchina, posta poco sotto la Rocca.

Verso le 13.10 si decide di avvicinarsi al cambio staffetta.

Tra poco toccherà a me, e sotto il sole senese incomincia una snervante attesa.

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Dove è posto il cambio della staffetta c'è sistemato il ristoro e il controllo per le dotazioni obbligatorie.

Mi soffermo a fare i complimenti agli organizzatori "vi siete presi davvero un bell'impegno", m'informo su quando ci saranno i prossimi ristori (12k e 22k), a bere "acqua un po' salata", e a chiaccherare con altri podisti.

Quando poco prima delle 14 vedo Gianni arrivare corricchiando, lo incito scalpitando e pronto a partire.

Vengo invitato da un organizzatore a spostarmi di qualche metro, e sopratutto ad essere controllato per le dotazioni.

Secondo lui devo portarmi giacchetto antivento e lampada frontale.

Gli rispondo che per la staffetta "era consigliato, e il frontale obbligatorio se partivo dopo le 15".

Lui dice "obbligatori" altrimenti non mi fa correre.

Il cambio è stato effettuato, ma devo tornare al pulmino, e poi ripartire.

Non voglio lo zainetto, ma ho il portaborracce, e così ci lego il giacchetto, e nel taschino infilo una torcetta.

Carico come un fucile a canne mozze, mi srotolo giù per la discesa sterrata di Castiglione d'Orcia.

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100m di corsa e mi devo fermare: il pettorale si è staccato (!).

Altri 100m e il giacchetto mi scivola a terra (!).

"Uff..."

Proseguo tenendolo un po' tra le mani (ho pure la macchina fotografica), e un po' cercando di legarlo qua e là.

Continua, invece, a darmi noia, o a scivolare. Nel frattempo supero un paio di superuomini.

Inizia la salita sterrata.

Riesco a trovare una sistemazione decente per il giacchetto. Le borracce piene mi pesano.

Il caldo incomincia a farsi sentire, ma sull'Amiata vedo una cappa scura e tetra, degna di un autunno inoltrato.

A differenza dell'Ecomaratona del Chianti, il tracciato pare più fresco, e ben coperto da alberi ad alto fusto.

Molte querce, grandi castagni, tanti lecci. Sono circondato anche da grossi massi.

Il fondo rimane bello compatto, e si corre bene anche con le scarpe ammortizzate.

Ciò non toglie la difficoltà di questa lunghissima salita, e dell'aria pesante, vista l'altura di mille metri.

E ne ho ancora per molto

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Piove, e questo non mi dispiace. Sembra non smettere, e la temperatura è ottimale. Tira un vento leggero.

Posso svuotare le borracce per alleggerirmi. Sto facendo una buona corsa.

Ogni tanto mi avvicino a dei superuomini, facendo a loro i miei migliori complimenti.

Ho visto pure molte donne. Le più veloci, ormai sono fuggite.

Passo dopo passo trovo una strada asfaltata. Qualcuno mi applaude, manca poco al ristoro.

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Arrivo a Vivo d'Orcia. Ho ancora una pettata da scalare, e poi giungo al primo ristoro, scendendo in una stanzetta tranquilla.

Bevo acqua "un po' salata", prendo dell'uvetta, e pezzi d'arancia. Mi faccio ricaricare le borracce e riparto.

Ho ancora 3k di salita (!) da fare, ma dove sembra terminare il paese, inizio a scendere in un tratto boschivo.

Una single track che piano piano mi porta ai Sentieri dell'Acqua del Monte Amiata.

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Il sentiero si allarga, e riprende a salire. Stretto tra la vegetazione, i grandi alberi, e il rumore dei ruscelli e delle cascate d'acqua.

Una natura splendida e selvaggia. Un po' di Cerbaie, un po' di Monti Pisani.

Aumenta il desiderio di fermarsi e godere questa pace. Di stendermi sotto una quercia, per rilassare corpo e mente.

Mi soffermo alle cascate, e osservo i massi verdi ricoperti di foglie e muschio.

In periodi di pioggia vi si formano laghetti.

Ci sono delle scale e un bel tratto di staccionata. Tutto segnalato con frecce e cartelli.

Poi lo sterrato si riapre e allungando lo sguardo, la vetta dell'Amiata sembra di toccarla con un dito.

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Tra i miei incontri visivi ci sono alcune Rocche medievali. Di sicuro avranno visto, e vissuto, tempi migliori.

Ormai sembra tutto da raccontare, e la loro storia, oggi, fa parte anche della mia.

Continuo a salire, i passi sono più lenti, e accuso un po' di stanchezza.

Sfioro i 1100 metri di quota, e con soddisfazione incomincio la discesa.

Me la voglio gestire bene, e correndo scendo fino Campiglia d'Orcia.

Entro nel paese, e risalgo lungo la Costa del Cassero.

Faccio un semigiro dell'oca con una visibilità che mi permette di gustare il panorama diviso tra il Monte Amiata e la Val d'Orcia.

Corro sotto altre Rocche medievali, e mi dirigo verso una scuola, dove vengo accolto dagli applausi di una bambina posta sul balcone di una casa, e poi da gente di paese che sembra ferma per una festa.

Tiro fuori il fischietto e soffio con allegria.

Mi fermo al ristoro, e sedendomi tiro un po' il fiato.

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Quando mi offrono del minestrone pensavo che scherzavano. Invece era lì, dentro un grosso pentolone, come quello delle Streghe.

A me queste dolci ragazze sembrano Fate. Sorridenti e ospitali, come ai tempi dei viandanti della via Francigena.

Evito il prelibato pranzo, ma mangiucchio pecorino, e un pezzo di crostata.

Ricarico le borracce, bevendo coca cola.

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Uscito da Campiglia vengo sommerso dalle colline senesi.

Percorro Strade Bianche, e sentieri colmi di sali e scendi.

Un bel silenzio mi circonda e splendide immmagini da cartolina mi avvolgono.

Facendo chilometri in solitario, mi pare di essere un piccolo puntino che si muove dentro ad una scatola magica.

Sto provando bellissime sensazioni. La stanchezza mi è scappata via, come una lepre davanti ad un cane.

Aumento il passo e ogni tanto mi soffermo per fare qualche foto a questo Mondo Bellissimo.

Patrimonio dell'Unesco e di noi Podisti con le palle.

Ops, per quelli della 103k. Per me, piccolo staffettista, ho soltanto una parte di tutta questa sfacchinata.

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Al 25°k decido di svuotare le borracce. Mi sto avvicinando all'ultimo impegnativo tratto di salita, eppure Castiglione d'Orcia sembra lontana mille miglia.

Con la via Francigena che sto percorrendo, e i capitelli bianchi VF, mi sento come a casa mia.

Supero altri temerari dei 103k, e spero che i miei complimenti servano a loro per le ultime fatiche.

La salita si avvicina, ma quella Rocca pare troppo lontana per essere raggiunta a corsa...

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...Infatti corricchio per un po', e poi i due chilometri finali (di salita tosta) li faccio al passo.

Più perversi del Mitico Cerone, gli organizzatori della Tuscany Crossing, sembrano aver costruito salite apposta per i podisti masochisti.

Qualcuno mi applaude, e altri sembrano venirmi incontro.

Ultimi sprazzi di salita (uff... uff...) e, sbuffando come un torello, riprendo a correre fischiando allegro.

Dall'alto della mia testa gli Amici della Podistica Galleno (e non solo loro), m'incitano a gran voce.

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Ritrovo l'asfalto dopo tanti chilometri, ed Elio mi affianca (più che altro si appoggia...) mentre sto correndo verso l'Arrivo.

Fischio, e aprendo le braccia come se fossi un aeroplano, taglio il traguardo chiudendo la staffetta.

4h13.17 i km son stati 30,040 il passo è stato di 8.26 m/km il dislivello positivo era di 1091m

La Podistica Galleno chiude al 9° posto su 11 staffette e ha così percorso i 103k in 14h03.09

Il primo assoluto (ha fatto la tripletta) in 9h50...

La prima donna (rivinto pure lei) in 10h31. Entrambi autentici Miti dell'UltraTrail.

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Entro nel locale adibito a Pasta Party, e luogo per le premiazioni.

Mangio degli ottimi pici al pomodoro, lenticchie verdi, fagioli e frutta.

Esco, saluto chi ho incontrato durante la mia staffetta, e vado a cambiarmi sul pulmino.

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Ci dirigiamo verso Bagno Vignoni. I miei compagni vanno a cena, io vado a fare qualche bella foto alla piazzetta con la vasca d'acqua termale, e al Parco dei Mulini.

Aggiungo così altre meraviglie ai miei ricordi di questo 26 aprile.

Dopodichè mi distendo tra i sedili, ma non riesco a dormire.

Esco dal pulmino e mi siedo sopra un masso. Osservo le belle ragazze che ogni tanto mi passano vicino.

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Durante il viaggio di ritorno io, Gianni, e Luca (che guida) non chiudiamo occhio.

Per gli altri quattro è tutto un dolce russare.

Prima le stradine senesi, poi l'autostrada, sono lunghe da percorrere, e ancor più lunga è stata questa bellissima domenica.

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In maiuscolo voglio rifare i miei più grandi Complimenti a Chi ha compiuto l'Impresa.

Bravi, Bravissimi meritate Tutti un 103 e Lode!

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Loris Neri - Podistica Galleno