22/03/15 Pescia
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Pescia e Collodi nella Marcia di Pinocchio.

Percorso fiabesco, ma non per questo facile.

La salita è tosta, i luoghi sono incantevoli, i ristori sono dolci.

Manca altro? Direi di no.

E c'ero pure io...

Prosegue il fine settimana all'insegna della lettera P by Loris Neri

Prosegue il fine settimana all'insegna della lettera P

Pescia e Pinocchio mi hanno sempre affascinato. Fin da piccolo, quando da pargoletti movimentati, mio padre ci portava al Parco del burattino più famoso al mondo.

Al tempo non esisteva facebook, e nemmeno le macchinette fotografiche digitali.

Le foto di allora sono scolorite dagli anni che volano e se mio padre magari mi ha visto da lassù, forse un sorriso lo avrà fatto nel rivedermi dentro quel Parco.

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La corsa di ieri pomeriggio mi ha impegnato fino a tarda sera. Tra scatti da controllare, e il resoconto da scrivere le ore mi sono scappate via più di quella passata a Porcari.

Per un'ora di corsa ce ne vogliono tre o quattro per sistemare il tutto.

Finchè mi diverto proseguo. E tutto l'insieme fa il valore di una corsa.

Continuo solo se ho la mia parte di divertimento.

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Alle 8.15 lo stanzone è già pieno di gente che ha terminato la corsa/camminata.

Bocche affamate si riempiono di panini e salumi.

Col trofeo lucchese si corre di notte. Nelle altre regioni s'incomincia alle 9.

Io continuo con i miei orari, e per fortuna ci sono altri giovani che la pensano come me.

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Il transito nella cittadina ha un aspetto romantico.

Il pavè e le piante fiorite lo rendono amorevole, qualche auto ci sfiora, mentre alcuni addetti latitano distraendosi in chiacchere.

C'è una piccola impegnativa variante. Salgo lungo una bella salitella (evitate con piacere le scarelle) per ritrovarmi sulle pietre di via della Cappella.

Bel sentiero, stretto e fiabesco, come questa corsa. E per la prima volta lo trovo asciutto.

L'ultimo rialzo sembra una picconata.

Poi c'è la via di Collecchio e qua incomincia la vera salita. Tosta e lunga.

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Ah, se no ci fossero i ristori. A Monte a Pescia c'arrivo (e chi non gli è venuto alzi la mano -complienti!-)

col fiatone.

Non è colpa di Porcari, o della mia forma fisica, ma questa salita è dura veramente.

E sono appena all'inizio!

Acqua marmata, e cioccolato fondente. Riparto carico e bello. Tira una venticello acustico.

Gli ulivi si smuovono e sembrano veleggiare.

Inizia il sentiero trekking e il diverimento continua.

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Nel bosco (era) sembra che ci sia passato l'Isis.

Sarà stato il vento folle di qualche giorno fa, o saranno state (troppo) le motoseghe.

Mette tristezza, e per non pensarci continuo a muovere le gambe, anche perchè questa ascesa non mette tregua.

Salgo e risalgo, fino a Crocialino Alto. A quasi 600m slm. Adesso tira una bella aria fresca e la maglietta Luccamarathon si è raffreddata quando lo stetoscopio di un dottore.

Nella botte in rovere del ristoro c'è del cognac di tre anni, ma non volendo proseguire giù nella vegetazione, io bevo solo acqua che pare uscita dalla fontanella di un eschimese.

Al posto della salsiccia mangio due biscotti, e due fette d'arancia.

Ringrazio e riparto. Piccolo rialzo e poi tutta discesa.

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Ho la pancia che scalpita più delle gambe. Ogni tanto mi fermo, ma senbra tutto sotto controllo.

La discesa è lunga quanto la salita.

Manca il ristoro di Crocialino Basso che ormai era diventato un pit stop spezza discesa.

Finisco lo sterrato boschivo e mi trovo sull'asfalto.

Osservo un paesino e...

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...Cavolo, ma è Collodi Castello!

Risalgo (piccola ganzata tipo ieri) ed entro nel Borgo Antico e stupefacente, purtroppo dimenticato come citano giornali, riviste ed internet.

Qualche anno fa ci si scorrazzava, ma umidità e pioggia rendevano questi vicoli scivolosi come le gambe di Chiellini con i tacchetti sbagliati.

L'anno scorso si passò sopra un sentiero, ma era più sdrucciolevole del Borgo Antico.

Oggi è tutto asciutto. Quindi corricchio tra questi vicoletti storici.

Talmente stretti e intimi che pare di entrare in casa di qualcuno.

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Giungo a Collodi City, davanti a me vedo il cartello Ristoro Ciliaci, accanto quello dei biscotti più buoni del pianeta.

Entro nel Parco Monumentale.

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Sorrido e sembro piangere ai ricordi di bambino.

Gioisco e al tempo stesso rimpiango gli anni dell'innocenza pura.

I colori delle magliette podistiche si uniscono a quelle dei giochi e della simpatia fanciullesca.

Sono minuti che scorrono e sembrano portarsi dietro quaranta anni tutti sulle spalle.

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Esco dal Parco. Forse è meglio.

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C'è il tratto meno romantico e piacevole: una provinciale a cui si potrebbe aggiungere una ciclabile sterrata.

Per fortuna è mitigata dal seguente incontro che faccio con CIP e CIOP.

Così scritto in grande come loro hanno sulle magliette rosse.

Un bel ricambio fotografico, e piccola corsetta insieme a Marisa.

Le saluto di cuore, e mi unisco a due signori di Seano.

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Corro e parlo con loro per qualche chilometrino.

Sto rientrando a Pescia, non prima dell'ultimo tratto in salita.

Quasi a rincominiciare un secondo giro.

Poco prima dell'arrivo mi fermo a chiaccherare con la ritrovata Jessica e il suo inossidabile compagno.

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Chiudo la corsa in 2h21.46 per questi meravigliosi 17,640k media da superiper tapascione.

Ma anche data da quella interminabile salita di 5,6k.

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Uniche pecche per questa ottima manifestazione:

ristoro finale poco adatto ai non carnivori -io ho trovato solo biscotti e arance-;

pacco partecipazione 1 confezione di pasta fresca.

Piccole cose per una mattinata di alta qualità, ringraziando l'Avis di Pescia (e Pinocchio).

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Loris Neri - Podistica Galleno