08/02/15 Trofeo Casa Culturale

Tre Trofei, - 2 gradi....UNA MAGLIA PER LA SICUREZZA nelle corse.

Quando salire e scendere per San Miniato diventa un piccolo sogno realizzato by Loris Neri
32° Trofeo Casa Culturale by Fabio Niccoli
Freddo, salite e percorsi nuovi by Daniele Fedi

Le Foto by Daniele Fedi

Quando salire e scendere per San Miniato diventa un piccolo sogno realizzato

Mi attende una piacevole, e lunga, domenica in pieno stile podistico.

Andare a correre a San Miniato è una di quelle cose che lasciano il segno.

Innamorarsi di quella città, e delle sue colline, è facile. Anche con due gradi sottozero.

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Appena entro nel caldo tepore della Casa Culturale mi accoglie la gialla simpatia di Daniele.

Fermo quanto un'auto aziendale a chilometri zero, la sua sfrenata goliardia viaggia sempre a mille.

Riuscendo così a farci dimenticare tutte le cazzate che il mondo ci presenta.

M'iscrivo, e dopo un breve riscaldamento, sono pronto a mettermi in gioco.

La super massa di podisti (2300), si è avviata da un bel pezzo, davanti ho solo un gruppetto di Colognora, e nella prima salita verso San Miniato riesco a superarli.

Fa freddo, e quasi come il mio vecchio 126 che arrancava sopra le ultime curve di via Moro, anche io stento più del dovuto.

Le gambe sono un po' dure, ma sono appena all'inizio, e mi posso accontentare di come sono salito.

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Ho portato la macchina fotografica per attrito. Ormai si è incollata al vestiario di podista fotografo. Mi è difficile lasciarla a casa.

Ho battuto queste zone decine di volte, forse centinaia, e fotocopiato San Miniato quasi come un duplicatore di banconote false, quindi non ho intenzione di usarla molto. Invece...

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...Appena entro in città mi ritrovo già fermo ad immortalare paesaggi.

Sono i soliti di sempre, ma ogni volta hanno un aspetto diverso. Colori e sfumature diverse, quasi a renderle spettacolari, anche in una mattinata grigia e fredda come questa.

Esco dalla città, e al primo ristoro noto i mutamenti francigeni della zona.

Tavolini e panche in legno. Come a Galleno, come ad Altopascio.

Perchè la via Francigena ormai rende vicine, e quasi uguali, ogni cittadina toscana e no.

Un buon punto di sosta, e ripartire diventa un piccolo sforzo.

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In via Calenzano continua la traccia francigena. Vedo staccionate in legno, corro sopra questi sentieri ben tenuti, e noto pure una cassetta di pronto soccorso col siero antivipera.

Continuo lungo via Castelfiorentino, poi la svolta e destra proseguendo tra le colline e i capitelli bianchi della VF.

Ancora qualche chilometro in questa bella zona. Pare sperduta e al tempo stesso nel mezzo del mondo, poi arrivo al secondo ristoro.

Un sorso di tè, un biscotto e insieme a Marcello riparto piano piano.

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Come spesso mi accade, quando mi trovo in compagnia durante una corsa, incomincio a raccontare, e ascoltare, di storie vissute e chilometri trascorsi.

Parliamo di certificati, di dolori fisici, di maratone, di delusioni e di sorridenti attimi passati tra strade, bosco e polvere.

Siamo discesi dall'alto di questi colli, poi abbiamo lasciato lo sterrato per il duro asfalto.

Il territorio che ci circonda è sempre piacevole da guardare, e l'andatura un po' a rilento, ci permette di goderci questi momenti.

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Quasi come un classico, in via Bassa troviamo il terzo ristoro.

Nel frattempo ci siamo uniti al De Cristofaro. Il tempo di un tè, di qualche foto, di un pit stop urgente, e lascio questa coppia d'atleti per proseguire la mia corsa verso via Gargozzi.

Continuo a scattare foto, e, dopo aver svoltato a sinistra, mi procinto a scalare come fossi un alpinista davanti ad un montagna, questa salita, l'ultima della mattinata, di via Fornace Vecchia.

E pure questa rispecchia le caratteristiche tipiche di ogni rialzo sanminiatese.

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Dopo aver effettuato questa fatica mi sto (ri)avvicinando a San Miniato.

Con un colpo di lapis gli Amici della Casa Culturale disegnano un tratto podistico sopra il Vicolo Carbonaio che passa a fianco del paese.

Risalgo nei pressi della Pubblica Assistenza. Ammiro case, palazzi colorati, piazze e giardini. Mentre sopra di me brillano nuvole bianche ed un cielo azzurro.

Mi aspetta il pranzo premiazione con la Podistica Galleno, e con dispiacere non salgo verso la Rocca.

L'occasione era ottima, e la salita che mi porterebbe fin lassù era pane per le mie gambe.

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Di San Miniato non ne avrò mai abbastanza: lo scrissi un anno fa, e lo riconfermo pure oggi.

Città come questa una volta entrate nel cuore, non ci usciranno mai.

Che sia per correre, o per passeggiare, San Miniato rimane dentro.

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Ripercorro un tratto fatto qualche chilometro fa, raggiungendo l'ultimo dei ristori.

Trovo sorridenti persone che mi stringono la mano.

Ricambio scattando una semplice foto, come si fa per le persone care.

Ringrazio, riparto, e mi aspettano gli ultimi chilometri di discesa in via Fontevivo.

Dopo di che svolta a sinistra e discendo nello sterrato dove incontro il Pardella ed in seguito un cane al guinzaglio che mi abbaia contro.

E mentre il suo padrone mi dice "non fa niente", lui mi salta addosso mostrando i denti e ringhiando.

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Da un pezzo ho superato i 20k, e come se avessi impostato un'autonomia massima, in via De Amicis fermo la modalità corsaiola.

In stand by raggiungo così il Toschi aggiungendo gli ultimi passi che mi portano a superare l'Arco Rosso Pisano, e terminare anche questa prova di 21,570k in 2h34.40 con la media di 7.10 m/km. Dislivello +462 metri slm.

E' più tardi di quello che pensavo. Non mi resta che fare un veloce ristoro finale, e ritirare il premio partecipazione dalle mani di un Inossidabile Giovanni Onorato.

Torno alla macchina un po' infreddolito e con un bel mal di pancia.

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Passerò un lungo pomeriggio con la Podistica Galleno, dove un pranzo e tante chiacchere podistiche mi riempiranno più del dovuto.

Loris Neri Podistica Galleno