13/07/14 Tra Padule e Collina
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18k di un Marcia che solo il nome basta a far capire quanto sia bella.

La mattinata primaverile ha reso il percorso ancora più ammirevole.

Sorrisi, pastasciutta e cocomero non sono mancati...

Meno caldo, più compagnia e la Marcia Stabbiese diventa sempre più bella by Loris Neri

Meno caldo, più compagnia e la Marcia Stabbiese diventa sempre più bella

Potenza di internet e di facebook: ancor prima di mettere piede in suolo stabbiese, l'Enrico Barni mi chiede cosa è successo in quel di Altopascio.

Do la mia spiegazione, e dopo due metri, il Bracciali, con aria scherzosa, mi addita come "quello che offende".

"Occhio a questo" aggiunge ai compagni di banco. M'iscrivo.

Senza strecciarmi m'avvio nelle viette del paese.

Prima dell'attraversamento con la via Francesca, m'accorgo di non aver messo in moto il garmino.

La prima parte del viaggio, come cita il nome della corsa, si dirige verso il Padule di Fucecchio.

Stamani non è quel caldo bollente degli anni scorsi e quindi me la posso godere con più serenità.

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Nei pressi del Museo della Civiltà Contadina c'è la svolta a sinistra.

Appoggiata al paletto c'è una ragazza con la bandana in stile pirata.

"fai la 18? Posso venire?"

"ma, certo" in fin dei conti come dire di no ad una donna che vuole correre insieme a te?

Proseguiamo e poche centinaia di metri ci uniscono al primo ristoro.

Prendo solo dell'acqua, scordandomi perfino di passare nel Giardino della Memoria.

Lasciamo il Padule ed entriamo nelle Strade Bianche.

Prima salita.

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Secondo ristoro, incomincio con i dolcetti, mentre ammiro le due belle ragazze che servono da bere.

Dietro di loro, splendide e verdi come gli occhi di una fanciulla, si disperdono le colline cerretesi.

Per noi che andiamo sulla 18k ci aspetta una discesa un po' scivolosa.

Fortuna vuole, che l'erba ai lati e sotto le fresche piante, sia più aderente, e pertanto preferita dai molti, a giudicare dalle zampate dei podisti passati prima di noi.

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Fatta una discesa, c'è subito una risalita. In un campo, e pare portare fino al cielo.

A volte mi chiedo: ma tutti quei cavi telefonici, e quei pali della luce, quanto ci rovinano i nostri panorami, e le nostre amate terre?

Immortalo la collina, e una donna che corre.

Perchè devo vedere quei fili che attraversano il cielo con le sue bianche nuvole?

Lei gira in tondo, aspettandomi per riprendere il viaggio insieme.

Le dico che se vuole può andare da sola. Con la digitale tra le mani e queste belle vedute, è impossibile restare a fianco di una competitiva.

Ad ogni modo tra uliveti e vigneti, chiacchere e sterrati da ricordare, la nostra corsa procede fluida e morbida, fino a giungere al terzo ristoro.

Antonella mangiucchia più del dovuto e nella risalita (quella tosta) quasi si spenge.

Ho il tempo di superarla e fotografarla sorridente a braccia alzate.

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Parliamo di corse (ovvio per due podisti), con consigli l'uno per l'altro.

Quando si corre in compagnia, il percorso diventa più agevole, le gambe sembrano muoversi meglio, la testa non pensa a tutte le cose merdose comparse nella vita.

Ho passato dieci giorni di cagate una appresso all'altra. Un mattone tirato, uno che mi colpisce in fronte.

Tra salute precaria di chi mi è caro, a cambi di programmi improvvisi, con mazzate dritte come frecce scagliate da un arciere bastardo.

E quel tizio pelato, che sembra l'ultimo acquisto in una serie da collezione di figurine scadenti.

Chissà perchè risalta fuori ogni tanto nei miei pensieri.

Forse, perchè quelle parole mi sembrarono un soppruso al mio operato di scribacchino ingenuo e sincero.

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Passano i chilometri e intavedo gente Monumentale degna delle prime pagine sulla Gazzetta dello Sport.

Altri passi ancora, e rimango travolto dalla simpatia e dalla potenza chiacchereccia del gruppetto Pesticciatore multicolore.

Poco più di cinque minuti e tutti insieme arriviamo al quarto ristoro.

Secondo me la signora di servizio pensa che il sole stia dando alla testa a più di una persona, nonostante i cappellini, alle bandane, e alle facce allegre.

Meno di tre chilometri alla fine, e poco dietro seguo Daniele e Antonella lungo la discesa finale.

Quando i filari di cipressi riempiono gli occhi e perforano il cuore.

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Metri paesani per concludere questa bellissima Marcia.

1h58.06 per 17,780k media di 6.40 m/k

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Mi tuffo sulla pastasciutta e sul cocomero. Antonella è sparita, veloce come è comparsa.

Ho tempo per gli ultimi ringraziamenti ed i saluti.

Torno alla macchina, mi rinfresco con l'annaffiatoio, mi cambio.

In auto vado al Museo della Civiltà Contadina. E' chiuso, ma ci sono vecchi macchinari contadini da fotogarfare.

M'incammino un paio di chilometri lungo il rio Bagnolo, m'inoltro nel bosco di Ramone, dove non c'ero mai stato.

E mi arriva l'ennesima provocazione:

Questa Marcia Stabbiese ha un percorso bellissimo, purtroppo oltraggiato dal troppo sole.

Perchè non tentare un passaggio dentro a questi boschi?

C'ho visto bei sentieri, so che rifiniscono a Castelmartini e giù/sù di lì.

Tentar -forse- non nuoce. Tuttalpìù il prossimo a farmi la ramanzina si chiamerà Enzo...

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Loris Neri * Podistica Galleno