08/06/14 Pesticciata
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Profumi di ginestre, un paese fantasma e boschi impervi, fanno da cornice ai 35k bollenti di una Pesticciata che resterà negli annali del podismo come tra le più calde, e con località mai percorse prima dagli atleti...

Sole e chilometri spettacolari: ma quanto è dura la Pesticciata d'Egitto by Loris Neri
Video demenziale della corsa by marco Cecchella

Sole e chilometri spettacolari: ma quanto è dura la Pesticciata d'Egitto

Stamani era caldo, troppo, e la Pesticciata si è trasformata in una Grigliata di podisti.

Alla fine della mia fatica, fatta sopra quei 35k, la temperatura sfiorava i 35°.

Avevo incontrato di tutto, visto parecchio, lottato nei boschi selvaggi, viaggiato nel tempo, corso o camminato sotto un sole abbagliante e bruciante, annusato ginestre, sguazzato (per fortuna) sotto docce collocate ad hoc, e al termine mi sono preso il bell'Attestato di Gran Pesticciatore. Per me è il settimo.

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Mi sveglio tardi, e dopo la pastasciutta osservo il termometro della macchina salire sempre più.

22° quando arrivo a La Serra. Parcheggio lungo la strada, e m'iscrivo. Mi streccio. Parto.

2,5k di via S. Regolo e il sole inizia ad abbagliare.

Svolta a destra, s'inizia a salire (e che salita), nel bosco, come ogni Pesticciata che si rispetti.

Giungo a Balconevisi, lo supero e trovo il primo ristoro egiziano.

Incomincio a gustarmi i panorami sanminiatesi, e guardo i boschi impervi che spero di continuare a percorrere.

Discendo nella valle della Brentina.

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Tratto pazzesco e inverosimile. Scavallo tronchi, corro lungo la Chiecina, che fino a pochi mesi fa allagava tutta la zona con acqua alta fino alle ginocchia.

Un intreccio di rami, di felci, di arbusti, di alberi caduti, e fitta vegetazione.

Uso sia le gambe, che le braccia per superarli.

Sembra d'essere un protagonista in un film d'avventura, o un compagno di Bear Grylls, o semplicemente un podista che si vuole allenare per un 3000 siepi (più naturali che mai).

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Al secondo ristoro, quasi sperduto nel bosco, m'intrometto in una discussione sulla Cortina-Dobbiaco e sulla bellezza di questo territorio.

Un podista viareggino ha fatto la corsa dolomitica, ma è estasiato da questi primi 10k.

"Laggiù ho scattato 5 foto, qua ne ho già fatte 25".

Ripartiamo insieme, e parliamo di questa corsa così bella.

Sulle salite lui rallenta, e piano piano io mi allontano.

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Mi raggiunge Tommaso. Anche con lui ho un po' di parlantina, ma dopo un paio di foto si dilegua, insieme ad un altro podista che nel frattempo ci aveva seguito.

Passano un'altra ventina di minuti, sono uscito dal bosco impervio della Brentina, e mi ritrovo lo spettacolo dei colli di Palaia.

Una lunga Strada Bianca, sotto un sole tremendo, si distende ai miei piedi.

Bellissima ed infuocata, mi fa venire in mente le strade dei deserti americani o australiani.

Di quelle che si vedono nei film.

I rami dispersi ai lati della carreggiata sembrano resti di animali o di persone uccise dal calore.

Le colline sembrano dipinte da una mano esperta, e altra nota colorata, sono quei nastri bianco rosso che devo seguire, perchè sono loro ad indicarmi la direzione.

Discendo verso il podere, i buoi e le mucche sono lontane, il pastore maremmano sembra spaventato dal mio passaggio.

Sul cancello dell'azienda incontro il Biagini. Un uomo d'acciaio che non si ferma neanche con 30 gradi.

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Arrivo sulla strada comunale della Sughera. Il tempo di fotografare uno strano fiore, di fermarmi al terzo ristoro, e poi svoltare a sinistra verso redole di campi.

Resto sotto il sole, e perfino quando salgo nel bosco malmesso e distrutto da alluvioni, incendi, e lavori, batte incessante e mi fa desistere nel correre.

La salita è tosta quanto basta per togliere il respiro.

Zig zago come un mago, ma dal mio cappello non scende altro che sudore.

Giungo in vetta e mi trovo (finalmente!) la doccia volante piazzate dagli Amici del Ponte.

Sono a Legoli, paese nuova conquista per la Pesticciata.

Qualche centinaia di passi dopo, nella piazzetta, c'è il rilevamento per l'Attestato, e il ristoro , dove mangio una fetta di cocomero. Sono le 10.55

Salgo le scale e prima di uscire dal paese mi fermo ad una fontanella.

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Svolta a sinistra e discendo in un bosco degno di Rambo.

Davanti a me c'è Enrico Enock e alcuni podisti anziani. Lenti come caproni di montagna scendiamo a valle.

Ci vuole un po' di tempo prima di riprendere a correre.

Il campo che sto pesticciando è un altro attentato alle giunture.

Faccio quel che posso saltellando e correndo da sembrare un matto sopra ad una graticola elettrizzata.

Termino il giro ad anello di 7k, mi ritrovo al ristoro di prima, dove Stefano Cappellini sta facendo la scopa.

Bevo e m'idrato. Inizia la salita verso Toiano.

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Bellissimo sterrato, altra salita tosta, ma questo caldo sembra spezzare in due anche il più duro degli scalatori.

Da lontano osservo il gruppetto Spensierato, mio punto di giunzione prima della vetta.

A corsetta lenta, li supero. Fatica per fatica, e pochi metri dopo cammino.

Tento di corricchiare un altro po'. Rifiato mentre Daniele (in auto) mi offre un passaggio (che declino).

Il sole mi batte sulla testa, così tanto, che potrei scambiarlo per Papa Francesco.

Raggiungo la vetta, con Daniele che m'intona "Sei un Mito", e meno male che gli abitanti (!) di Toiano sono tutti spariti.

Doccia volante, goccio d'acqua, e passaggio in questo borgo fantasma, dove leggende e storie si disperdono come i soffioni al vento.

La mia digitale pare impazzita e dallo schermo non riesco a vedere più niente. Proprio ora?

La cosa che mi stupisce è un cartello di "Colonia Felina Protetta". Palaia fa le cose per bene, e riesce a proteggerne una fin quassù, in questo colle sperduto ed assolato. Mentre la mia, con 13 gatti, che si trova a Badia Pozzeveri a 50 metri da un'autostrada, neanche è considerata tale, dal sindaco della mia città.

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Scendo in un altro bosco disastrato, e pare uguale a quello della Brentina.

Altri tronchi da superare, altre felci, un altro torrente da guadare più volte.

Poi ritrovo il solleone mentre è da poco passato mezzogiorno.

Pare una follia correre su questi sentieri accaldati, e se muovo ancora le scarpette è perchè qualcosa si distorce nella mia testa.

Ancora bosco, dove ferma ed appoggiata al terreno rialzato, trovo la Maura Donati. Una donna d'acciaio, che sta accusando crampi.

Le chiedo se ha bisogno aiuto, e dopo la sua risposta negativa, riparto con la mia corsetta.

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Come uno splendido miraggio mi appare una sorridente bruna.

"Lorisss", e urlato dalla suadente voce di una pimpante Cleopatra non può che stimolare gli istinti primordiali.

Non fosse per l'afa che mi da alla testa e la stanchezza che c'ho addosso.

Doccia rinvigorente, foto alla bella Marina e pizza.

Mi soffermo a parlare col Presidente del Ponte, sgranocchiando un paio di taralli, e bevendo coca cola, ormai calda.

Discendo verso il bosco, e le giunture rimangono a rischio ancora un po'.

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La Pesticciata non è finita, c'è ancora una valle infuocata. Sembra formata da fuoco acceso, e la salita che la segue pare la morte in persona.

Altro che egiziani e faraoni, stamani sto correndo la Grigliata d'Egitto.

Arrivo al settimo ristoro, boschivo, egiziano, con un'altra doccia meravigliosa.

Scambio alcune chiacchere col Bartoli prima di mangiucchiare, bere e ripartire.

La media corsa è salita vorticosamente, le mie gambe (e non solo quelle) sono stanche. Rincominico a correre, ma nella risalita mi areno ancora.

E lo fa pure il garmin. A 25,740k e 4h04. Si è fuso come un gelato al sole, e non vuole saperne di ripartire.

Forse la mia Pesticciata termina quà.

Passano i minuti. Mi devo regolare con l'orario della macchina fotografica, e i chilometri sembrano non aggiungersi mai.

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Malgrado un'altra salita bollente, lo spettacolo dei ginestre fiorite merita il pagamento di un biglietto a sè.

Un sentiero di ineguagliabile bellezza che solo questi luoghi possono regalare.

Ancora passi e corsetta lenta nell'ultimo muro da affrontare. Poca ombra e tanto sole.

Ritrovo l'asfalto, sbucando nella provinciale.

Svolto a sinistra e termino correndo sotto l'Arco Rosso Pisano quando sono le 13.56.

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Appunti di viaggio:

Ho preferito il percorso dell'anno scorso: Più boschivo -fin da subito-, Palaia vale più di Legoli, c'era quel Tempio in mezzo al bosco, pioveva e la temperatura era quasi la metà di stamani.

Ho scalato 6-7 muri. Escludendo le piccole salite. Il dislivello avrà sicuramente superato i +1000 metri.

Non tutta la Pesticciata (come tutti gli anni) non ha un percorso corribile al 100%. Ci sono troppe difficoltà e tratti impervi.

Anche per la Pesticciata ci vorrebbe la rotazione delle date. Chi mi segue su internet (e no) sa di cosa parlo.

Ad ogni modo resta una delle mie corse preferite in assoluto.

Perchè è completa di tutto. Di salite e fitti boschi, di ristori e docce (che non mettono neanche alle competitive...), di travestimenti e divertimenti, di fatica nostra e di quella che ci mette il gruppo del Ponte per costruirla.

Insomma chi va alla Pesticciata si troverà dentro una botte di ferro, ma non sa da che parte gira.

Stamani ha girato dalla parte del sole, e le mie spalle bruciacchiate e le mie gambe stanche, mi hanno fatto capire che di Pesticciata ce n'è solo una, e ognuna è diversa da tutte le altre.

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Loris Neri - Podistica Galleno