09/03/14 Dall'Arno alla Verru'a
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Questi 19,5k sono iniziati dal centro di Cascina. Pensavo di arrivare in cima alla Verruca, invece, quel cocuzzolino è rimasto un miraggio.

Tanti alti e bassi, ma si poteva azzardare di più...

Città, argini, salite, e sterrato, ma, niente Verruca by Loris Neri
Via col Vento by Daniele Fedi
Video demenziale della corsae by Marco Cecchella

Le Foto by Loris Neri

Città, argini, salite, e sterrato, ma, niente Verruca

Sono quattro anni che non vado dall'Arno alla Verru'a.

E se devo dire la verità questa corsa non mi ha fatto impazzire. Come ho citato nella didascalia, si poteva azzardare di più. Per renderla speciale, unica e di certo più bella.

Ne ho parlato al ristoro con i diretti interessati. Quella Verruca, e quella Fortezza diroccata sono un passaggio obbligato che a questa manifestazione non devono mancare.

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Scendo dal letto un po' rintronato, mangio la pastasciutta e poi la mia preparazione.

Sgommo sulla astrauto, e mobilità passando per Staffoli e Bientina. Giungo a Cascina trovando parcheggio vicino alle Poste.

Sarà la seconda volta nella mia vita che metto piede in corso Matteotti, e perdendo un po' di tempo all'iscrizione, faccio stretching direttamente al tavolino dei Verru'esi.

Noto già il cambiamento d'orario e alle 8.31, quando metto in moto le gambe, siamo in quattro ad incominciare.

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Nei primi chilometri già mi trovo su qualche deludente passaggio, forse chiedo troppo, e ne farei a meno di argini ventosi, mentre andrei direttamente al sodo. Cioè verso la Verruca.

1-2 km di pianura per riscaldarmi mi vanno bene, 4k per la prima (tostissima) salita, mi sembrano buttati via.

Ci sono bei sentieri da percorrere, cime da scalare e ottime visuali da vedere che mi aspettano, quindi, vorrei avere queste cose, poi posso anche scendere e tornare in centro.

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Dicevo della prima salita. Un'impennata spropositata, lunga da far perdere il fiato, e le mie gambe si danno da fare per reggerla tutta intera.

Una volta arrivato in vetta, trovo il primo ristoro. Il vento tira fortissimo, e bisogna stringere forte il dolcetto tra le mani per non vederlo volare via. Un tè caldo e m'involo tra i terrazzamenti degli uliveti.

Qualche foto ricordo, e discendo verso Vicopisano, dove inizio a correre lungo via dei Gelsini.

Sono rinfrancato dalla bellezza di questa Strada Bianca, e dopo l'argine del rio e l'inizio di via della Verruca rincomincio a scendere verso il paese.

Un zig e zag nelle vie di Tinto, e delle Vigne, quasi ad ubriacarmi, per trovarmi in via dei Molini, dove la mia memoria mi riporta ad un guado bagnato di acqua gelata.

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Al secondo ristoro critico un po' la scelta del percorso.

"Pensavo di proseguire in via della Verruca, per giungere alla Fortezza, magari scendendo più avanti"

Comunque bevo, mangiucchio e ringrazio di conseguenza.

Il Mulino ad acqua lo vedo dal lato meno ammirevole, poi la salita è bella, boschiva, e stavolta il guado è ben protetto da un paio di pancali.

Non basta un salto a piedi pari per evitare l'acqua in una scarpa, nel secondo guado.

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Proseguo lungo il sentieo che si apre, mostrando le rocce paleolitiche disseminate nel terreno e lungo il costone alla mia destra.

Salgo ancora, e a questo punto di una corsa, qualsiasi bella salita diventa dura.

Non barcollo, e pochi minuti dopo trovo un Trio Pesticciatore Biancogiallo.

Daniele e Ivano che stanno facendo i coach alla Franca.

Chiamarli trainer, coach o allenatori mi sembra di raccontare una filastrocca. Ma ti pare due che camminano lenti, quanto la mia gatta mentre scende dal letto, facciano da lepri ad una Superpodista come lei?

Daniele poi ha le visioni futuristiche "è quà che si va sul Lombardone?"

"Sì, direi che ci siamo quasi" rispondo sogghignando "basta svoltare a destra e salire, salire, salire..."

Il tempo per fare qualche foto a loro, poi intraprendo il mio correre solitario.

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Un selfie anche per me e procedo fino ad incontrare la Maura. Con cui parlo della mia delusione per il cocuzzolo non raggiunto.

Anzi, a quota massima 255m sul livello del mare, s'incomincia la discesa pericolosa.

Non tanto per la ripidità, ma per i tondini di ferro che fuoriescono dal terreno, pericolosi quanto basta.

Stavolta il Fedi ha ragione, andavano segnalati ad uno ad uno col nastro biancorosso.

Nastro che stamani pare sia stato dimenticato, e da un gruppo di levata storica e ben organizzato come la Verru'a non me lo sarei mai aspettato.

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Come spesso mi succede, durante le discese la mia pancia sembra soffire. Saranno state le lasagne al pesto di ieri sera, o il sushi, o la cioccolata mangiata prima di dormire, o forse solo i sobbalzi di temperature di un invermo umido appena passato (speriamo), e di una primavera che sembra in anticipo.

Cosa notata più volte, anche grazie agl'alberi fioriti, ai gialli cespugli, ai fiorellini rosa e blu che comparivano lungo il costone, o sugl'argini dei fossi.

Fatto sta, che appena giungo ad attraversare la Vicarese devo incominciare a camminare.

Vuoi anche per la bruttura di questo tratto di percorso, che questa zona industriale mi sta offrendo.

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Terzo ristoro al centro vernici e co., quando i fatidici 15k sono oltrepassati da due chilometri e mezzo.

Evito frittelle e caffè con panna, prendendo un biscottino e acqua fresca.

Riprendo a correre, ma poi tra stanchezza generale, mal di pancia in progressione, allenamenti settimanali ai minimi termini, e il rientro in città, devo alternare la corsa alla camminata.

Ancora una volta m'infastidisce il passaggio sul ponte dell'Arno.

Forse il vento, forse le auto, forse lo stretto corridoio.

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Giungo in corso Matteotti quando Enrico, ed Alberto mi superano, l'Arco Rosso è già sul camioncino e 2h21.24 per i 19,500k con media di 7.15 a km.

Aspetto del buon riso ai formaggi, scambiando qualche chiacchera, e due risate quà e là.

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Loris Neri - Podistica Galleno