19/01/14 Calci (Pi)

A Calci per la 6a Il Cuore si Scioglie, manifestazione benefica che ha coinvolto 2050 partecipanti.

Gestito magistralmente dal Gruppo della Verru'a il percorso ha offerto il massimo che ci possiamo aspettare:

La Certosa, la dura salita, la ripida discesa.

E non è nemmeno piovuto...

Da Calci al Monte Pisano, piacevole e ben organizzata scampagnata by Loris Neri
LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA by Daniele Fedi
Video demenziale della corsa by Marco Cecchella

Le Foto by Aldo Passetti
Le Foto by Loris Neri

Da Calci al Monte Pisano, piacevole e ben organizzata scampagnata

E' un inverno lungo e palloso, e ci sono ancora due mesi da passare.

L'influenza, il troppo buio, la troppa pioggia, tutto questo mi rende nervoso e instabile.

Eppure stamani c'è in programma una bella corsa, in una bella città, e i nostri 2 euri e cinquanta andranno in beneficenza. Non capita tutte le domeniche.

Lo stronzo del meteo ci mette del suo: prevista pioggia a tutta randa dalla notte a mezzogiorno.

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Mi sveglio, pastasciutta e una banana. Parto per Staffoli. Non piove.

Giungo a Calci, mi deviano in via Calzezane, a 500 metri dalla Certosa.

Cammino e corricchio, giro, giracchio poi m'iscrivo, mi streccio e parto.

Pochi metri e già scatto delle foto.

In questa zona non ci vengo spesso, quindi mi sa che oggi ne approfitterò.

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"Ci mandate al cimitero?"

"No, andate oltre", e svolto a sinistra in una stradina sterrata, che prosegue tenendomi tra muretti in pietra, ulivi e fossati. Tipico di queste località, molto belle da vedere.

Dopo via XX Settembre, e via Buozzi (meno male che è larga, i camminatori sono a quattro a quattro) mi dirigo verso la Certosa di Pisa.

Un sorridente Aldo, e la sempre solare Eleonora fotografano e ammirano il Monastero e i podisti che si avvicinano.

La stessa cosa faccio io. E' come vedere una bella donna. E' un piccolo Paradiso monumentale.

Mi soffermo più del previsto, e lentamente faccio ritorno in città.

Svolta a destra e s'incomincia a ballare. E' il 4° km, la strada sale.

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C'è un lungo codazzo di camminatori. Da lontano noto le casacche arcobaleno delle Spensierate.

Un sorridente quartetto, con la verdolina Lisena. Pare un fiore nel mezzo di un prato.

Rallento, ci scambiamo le foto, e quasi sbagliamo (la freccia era segnata con la penna) la direzione.

Qualche passo ancora e siamo al 1° ristoro.

C'è il giallioponte Daniele, e sono contento di fare una foto abbracciato a lui.

Se la Lisena è un fiore, Daniele è un Sole che brilla su questo triste mondo.

La sua giocosità è travolgente, sincera e ogni volta che lo incontro, ne resto stupìto.

Altra sosta prolungata, e anche per stamani trovo un tè molto caldo.

Riparto, incitato dalle Spensierate e dallo stesso Daniele.

Due passi più avanti, trovo la Frida e l'Ivano. Altri due spumeggianti esempi di divertimento.

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Inizio a salire seriamente. Dal mio basso guardo i podisti arrancare tra gli ulivi, metto in saccoccia la digitale, e spero di ritornare a fare questa salita senza nessun problema.

Il terreno sale, e la temperatura pure, 12 gradi alla partenza, e la preoccupazione della pioggia, mi hanno obbligato a mettere il gilet, e le maniche lunghe. Il copricapo Pisamarathon mi scalda le cervella e le orecchie più del dovuto.

Un zig e zag di bella fattura, e di dura salita sterrata, poi da un punto più alto guardo la sagoma di Tommaso venire su.

Da lontano osservo Daniele. Sento la sua voce, mi sbraccio a salutarlo.

La splendida vista che si protrae alle mie spalle m'invoglia a girarmi.

Mi fermo per fare delle foto, dicendo a Tommaso di andare pure. Lui rimane ad aspettarmi.

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Le gambe si muovono bene, siamo gli unici a salire correndo, ma la salita è tosta.

Ci sono continui cambiamenti di direzione, il zig zagare pare non finire mai, e le pendenze sono in alcuni punti irte e scoscese.

E' decisamente una bellissima salita. Tutta sopra lo sterro, e oltre al fiatone, ti lascia a bocca aperta, per il panorama e per il verde che ho intorno.

In cima mi aspetta il mio primo storico timbro elettronico. Alla corsa di Santa Croce ancora non me lo avevano consegnato.

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Il tempo di rifiatare nella leggera discesa della Provinciale, ascoltando il rumore dell'acqua che scorre nei rigagnoli, e nelle piccole cascate.

Quassù, a circa 340 metri sul livello del mare l'aria è più fresca. Tra gli alberi e il monte che mi ripara.

Tommaso procede davanti a me.

A destra svoltiamo per risalire in località Tre Colli. Arrivo al secondo ristoro. Altro tè caldo, e un pezzo di dolce.

Quella ruota in pietra m'ispira per farmi fare una foto.

Ripartiamo verso un altro tratto di salita, e la solita pozzzanghera tutti gli anni c'aspetta in mezzo alla strada.

O d'acqua, o di ghiaccio, qualcosa c'è sempre.

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Ci sono ancora alcune salite, e tra una foto e l'altra Tommaso mi scappa via.

Il terreno è tornato ad essere sterrato. Bello sodo, per correrci bene senza problemi.

Ma le vedute, le piccole cascate, e la curiosità, mi obbligano a fermarmi spesso.

Più faticoso è ripartire, però, va bene così. Mi piace ricordare i momenti piacevoli di una corsa, e le foto sono il modo migliore per farlo.

Ne risentirà la media da podista, ma per la gioia di uno scatto vale questo ed altro.

Salgo ancora e piano piano arrivo a quota 396 metri.

Una bella altezza, però, è meno della metà di quella in programma per domenica prossima.

Intanto nella mia pancia qualcosa incomincia a non funzionare.

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Lascio la via principale, e con mio dispiacere, vedo indicarmi la svolta a sinistra.

"Attenzione a scendere" mi dice l'addetto, e il cartello che vedo indica "Discesa Pericolosa".

Non quello che voglio, ma bisogna pur tornare a Calci.

Cammino, e con la mia proverbiale fifa da discesista, lascio passare chi mi era dietro.

Cerco di corricchiare, ma le Kiprun LD non sono le scarpe migliori in fatto di aderenza.

I sassi, i rami spezzati, e la mia pancia, che in questo momento sembra puntare verso il basso, mi fanno desistere.

Solamente quando il sentiero spiana, e poi sulla strada riprendo una corsa quasi normale.

Continuo a fermarmi, per fotografare, e per cercare un angolo tranquillo, per vedere se il dolore di pancia mi passerebbe. Sento voci in vicinanza, meglio resistere, perlomeno fino all'arrivo.

Ho ancora 5k da fare.

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Man mano che scendo incontro luoghi piacevoli da vedere.

Prima i boschi, a tratti fitti, a volte ancora rachitici dagli incendi passati.

Muretti e selciati in pietra, cascatelle e sorgenti d'acqua, ma una cosa che m'incuriosisce è quella porta chiusa con tutta quell'acqua che fuoriesce dalle fessure:

Non aprite quella porta!

Ormai sono sulla strada, e prima dell'ultima risalita c'è il terzo ristoro.

Una fetta d'arancia, il solito biscottino ricarica, e a quest'ora c'è sempre il tè caldo.

Mi giro a fotografare alcuni podisti, approfittando dell'albero di mimosa che ho davanti.

Tra poco più di un mese sarà di un bel giallo splendende e profumato.

Mi si avvicina un uomo e mi dice:

"Ehi fotografo! Tu stai a Galleno, ma abitavi a Ponte a Cappiano"

Lo guardo, vedo gli stemma della Ferruzza, e della Palagina, ma non lo riconosco.

Francalacci Carlo, mito delle Tre Province.

Mi domanda se la corsa di Cappiano mi piace, se il percorso è bello, ecc...

Rispondo che grazie a loro ho scoperto stradine e viottoli, seppur in 30 anni da Calligiano, non sapevo neanche esistessero.

Lo saluto, ringrazio il rifornimento e riparto.

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Ultimi bellissimi passagi nelle stradine sterrate degli uliveti.

Ultimi piacevoli paesaggi da ammirare dall'alto.

E gli incontri con le persone importanti del nostro Mondo Podistico non sono finiti.

Odo la voce sonante di un De Cristofaro che pare essere il protagonista del video demenziale:

"Vuoi vedere che c'è anche il Cecchella?"

Mi sbaglio, perchè l'Alessandro è lì che ragiona col suo compagno di corsa.

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Scendo ancora lungo via di Villa e poi in via Ruschi , dove ritrovo Eleonora e Aldo.

Entrambi iperfotografati, stanno intasando bonariamente internet.

Quando compaio in via Roma, non trovo le frecce. Non mi resta che fermarmi, guardare a destra e a sinistra,

l'Arco Rosso non c'è più, poca la gente rimasta, ma noto un capanello Spensierato.

Quatto quatto m'intrufolo, e tra una foto e l'altra pongo fine a questa piacevole corsa.

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16,84k percorsi in 2h15.37 media del passo 8.03 m/km

Altezza max 398 metri slm, dislivello totale 571 metri

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Dopo il ristoro alla focaccia, sento tuonare. Come un uomo che ha mangiato troppi fagioli.

Faccio ritorno alla macchina, per dare un ultimo sguardo alla Certosa.

E in seguito alla Torre degli Upezzinghi.

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Due plausi devo fare prima di terminare questo scritto:

Al gruppo della Verru'a per la scelta dell'ottimo percorso e per la perfezione nel fare le cose.

Al comune di Calci, perchè un defribrillatore in giro per la città non lo avevo mai visto.

E' situato nella piazza comunale (...), ma è un oggetto utilissimo, che dovrebbe trovarsi più spesso lungo la nostra vita.

In qualsiasi città, o luogo dove ci troviamo.

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Loris Neri - Podistica Galleno