12/01/14 Cerretti - S.Maria a Monte
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Manifestazione che cresce sempre più e sta regalando grandi soddisfazioni.

Fango accettabile, querce secolari, e oltre 2000 persone, hanno reso i boschi delle Cerbaie un via vai interminabile di sorrisi e divertimento...

Bella corsa a Cerretti tra le fangose Cerbaie by Loris Neri
CERRETTI : 2 + 18 + 1,5 +2 by Daniele Fedi
Video demenziale della corsa by Marco Cecchella

Le Foto by Aldo Passetti
Le Foto by Loris Neri

Bella corsa a Cerretti tra le fangose Cerbaie

In tre anni la Passeggiando e Correndo per i boschi di Cerretti ha visto aumentare i suoi partecipanti come un bambino che cresce e diventa adulto.

Me ne sono accorto quando alle 8.05 ero in macchina lungo via Cerretti immerso tra podisti ad inizio corsa.

Dovevo ancora parcheggiare. Guidavo lento, attento, e con l'intenzione di non investire qualcuno.

Il posto non lo trovo. Proseguo. Ancora macchine, ancora posti pieni. Continuo, e riesco a mettere la macchina in sosta a Pregiuntino. 3 km dal luogo di ritrovo.

Se parcheggiavo a Staffoli, ero quasi più vicino. Ad ogni modo sono quà per muovermi, e le ciabatte trail iniziano così ad avvicinarsi all'iscrizione. Pago, mi streccio e via per l'avventura fango e Cerbaie.

Prima, però, salite e discese contadine, tra le viette di questa sfortunata località.

Sfortuna letta troppo spesso sulle pagine dei giornali con i misfatti di deliquenti, direi assassini, incendiari.

E stamani ce ne siamo accorti tutti. I bei tratti di bosco percorsi portano ancora i segni di queste disgrazie.

Anzi, abbiamo evitato i luoghi peggiori. Perchè 400 ettari di bosco bruciato non vanno mai dimenticati.

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Mi trovo tra la gente che scorrazza, o che cammina, prima in via Capanne, poi in via Sassa al Sole dove, tenendo fede al proprio nome, splende un timido sole, baciandomi sul corpicapo Pisamarathon.

La mia forma è ancora precaria, non ho smaltito i dieci giorni di antibiotici, e correre solo al venerdì non mi permette di riprendere le mie gambe migliori.

Ogni tanto mi fermo a scattare qualche foto, e lo faccio per tirare un poco il fiato.

La gola mi pizzica, e qualche colpo di tosse continuo a buttarlo fuori.

Qualsiasi salitella pare ancora difficile, ma dalla corsa di Santa Croce ho fatto progressi.

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Piccola variante sterrata, scendendo e risalendo in una propietà privata, un principio di mota, giusto per assaggiare la situazione che andrò a trovare nel bosco.

Le mie scarpe trail riprendono a respirare.

Via Tonsana (cartello stradale con errore ortografico, o d'imprecisone) per incontrare la Signora del Facebook fotografico podistico: la colorata Lisena.

Attorniata dalle belle sorelle Spensierate, ci scambiamo piccoli commenti e foto.

Sotto le Grandi Farnie Monumentali, l'Antonia ed un discreto numero di podisti sembrano aspettarci.

Primo ristoro, con tè caldo e biscottino.

Ancora un diversivo dal percorso rispetto agli anni passati, perchè prendiamo il sentiero di destra, e non quello che passa sotto le Grandi Querce.

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Prime vere pozzanghere, ma da come sta andando la mattinata, capiamo che sarà meno tragica dell'edizione 2013, e senza il ghiaccio di quella 2012.

Questa è un'altra corsa estiva, che, purtroppo, facciamo a gennaio. Qualcuno di diverte come un bimbo sulla spiaggia, io meno, e preferisco l'ombra delle querce in estate, che il fango a rendere complicata, spesso dura, il movimento motorio.

Le scarpe pesano il triplo e ogni passo sembra di farlo in alta quota.

Proseguo discretamente inoltrandomi nel fitto sentiero Cerbaiolo, pensando ad una mia passeggiata fatta l'anno scorso e a come mi persi tra un bivio e l'altro.

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Esco sull'asfalto, e figuretta di cacca, quando un podista mi chiede "se siamo a Montefalcone".

Sono convinto di trovarmi sulla via per Cerretti, o su quella per Castelfranco (quali delle due??), ma sicuro di avere Montefalcone a destra e dietro alle spalle. Invece, bada caso, siamo davanti alla Riserva di Montefalcone, dove domenica scorsa correvo oltre la rete, immerso nel fango fino alle caviglie.

Poche centinaia del grigio manto bitume, per poi svoltare a sinistra e scendere nella Strada Vicinale che porta al Parco delle Tre Fontine.

Su questo parco avrei qualcosa da dire:

Le Cerbaie sono posti liberi a tutti (a parte le due Riserve ), allora perchè questo luogo deve avere un accesso solo per soci?

Non che m'interessi tirare con il loro arco, usare la loro mountain bike, i giochini o l'altalene, ma almeno se scendo nella Strada Vicinale, come ho fatto la scorsa estate durante una mia corsetta, dovrei essere libero di farlo, senza trovare cancellate, recinzioni, cani sciolti, e cartelli di divieto all'accesso.

Perchè un laghetto delle Cerbaie deve essere chiuso e vietato ai non soci?

Per un podista, un trekker il passaggio è vietato, per un cacciatore che spara e uccide no.

Come se un cammiantore fa più danni rispetto a chi va a caccia.

Stamani c'è il ristoro, e quà biscotto e bicchiere d'acqua (il tè era finito).

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Superata la recinzione m'involo lungo il sentiero che costeggia il rio delle Tre Fontine, che in questo momento è in più tratti allagato tra fango e rigagnoli.

E' il segmento più scivoloso, difficile, e rischioso di questa corsa.

Corricchio lento, ogni tanto salgo sopra i rialzi del terreno, svincolandomi tra alberi e dolorosi cespugli di pungitopo.

Trovo tre dolci Spensierate -Graziella, Caterina e la bella moretta- e rallento per fare a loro i complimenti su domenica scorsa. Parliamo di ristori e del piccolo gruppo che organizza stamani, "dove mancano le donne per prepararli".

Saluto allungando il passo, e tra un pantano e l'altro, tra un pezzo pulito e uno morbido quanto un cuscino, esco dal bosco, attraverso la Provinciale e trovo un drizzone di campo in piena pianura orentanese.

Non per niente sto recandomi in località Le Pianore.

Ritrovo il sole ad illuminarmi la mattinata.

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Entro nel bosco con i nuovi sentieri della Sfagneta, trovo l'Elisabetta, il Cornicette, e sbuco nel bel viale dei cipressi di via Pianore.

A sinistra rientro nel bosco, e arrivo al terzo ristoro fatto di belle donne e dolci fatti in casa che sembrano aspettarmi.

Il massimo della vita. Sono un po' stanco, mancano circa tre/quattro km alla fine, quindi mi ricarico.

Sinistra, lambendo l'Osservatorio Astronomico, per percorrere il lungo viale.

Oltrepasso la provinciale, e m'intrufolo nell'ultimo pezzo di bosco.

Scendo rischiando d'inciampare un paio di volte, e non sono l'unico, poi su via Mariani mi trovo una salita che la mia forma attuale non mi permette di fare tutta correndo.

Se ho retto 18k, posso ritenermi soddisfatto. A questo punto salire a corsa questi 500-600 metri rimane ancora un desiderio.

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Svolta a sinistra per entrare in una piccola corte. Scendere e risalire subito, su di una redola tra i vigneti.

Ancora un tratto di asfalto, per rientrare in via Cerretti.

C'è molta gente seduta a conversare, a gustarsi il ristoro finale, magari ripensando alla corsa di stamani, o forse a quei due o tre chilometri che deve ancora fare per tornare alle loro macchine.

Da lontano noto l'Arco Pisano ancora in piedi, e visto che spesso quando arrivo è già floscio, chiudo la corsa svicolandomi tra la gente e sottopassandolo dopo 2h21.50 e 20,06k media del passo 7.04 m/km.

Malgrado tutto sono anche migliorato. L'anno scorso ci misi 1 minuto e 13 in meno, ma il tracciato era più corto di 1200 metri.

Dolce ristoro tra pezzi di torte artigiane, e pandoro.

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Ritengo questa manifestazione una buona corsa, e ancora una volta ribadisco il fatto che dovrebbe spostarsi in una data più estiva.

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Non è tardi, ma devo farmi i 3k fino a Pregiuntino. Una sorta di defaticamento.

Qualcuno sbuffa (!) e si lamenta: ma non venite per camminare o correre?

Fate 20/30 km e borbottate se non avete la macchina vicino al culo?

Certe volte non capisco come gira il mondo.

Ad ogni modo giungo al mio mezzo, mi cambio e vado quasi a Buti per trovare mia madre.

I gatti che ho fotografato sono le gemelline arrivate da poco in casa sua.

Faccio ritorno a pranzo quando sono le 13 e 45

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Loris Neri - Podistica Galleno