05/01/14 Santa Croce sull Arno
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La forza di un leone per rappresentare la potenza, la costanza e la spensieratezza della Maratonina di Santa Croce.

Un fantastico gruppo podistico che ogni anno deve lottare contro le intemperie.

Pioggia, fango e pozzanghere non hanno fermato nemmeno 200 matti a zonzo per 30 km...

30k di lentezza tra acciacchi e allagamenti by Loris Neri

Le cornicette by Mario Pardella
Le Foto by Aldo Passetti
Le Foto by Loris Neri

30k di lentezza tra acciacchi e allagamenti

Ho atteso le festività natalizie quasi come le ferie estive. 17 giorni di pausa per poter imbiancare casa, correre alla luce del sole, riposarmi, e curiosare per negozi.

Invece la solita sfiga mi ha colpito in pieno: 10 giorni di febbre oltre i 38°, antibiotici, tachipirine, sciroppi.

Correre a Spianate, a La Scala è rimasto un sogno represso, mentre qualche giorno fa ho provato a scorrazzare per meno di due chilometri e mi è sembrato di morire.

Venerdì pomeriggio sono riuscito a farmi 52 minuti di tapis roulant. Avevo buone speranze per la Maratonina di Santa Croce.

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Ieri notte avrò dormito meno di tre ore. Bloccato dai pensieri per come avrei corso, per quella pioggia che non cessava di scendere, per la paura di annegare nel sottobosco del Parco Robinson, per come vestirmi, e sopratutto se gambe, testa e salute, avrebbero retto i 30k.

Con due settimane di stop perdi il 30% della forza muscolare. Ci vuole un mese per tirarsi su. Io dovrei recuperare in 48 ore.

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Forse mi sveglio, o forse sto ancora dormendo. Non piove. Pastasciutta, e mi avvio. Adesso sta piovendo. Uffff!

Il nuovo punto di partenza non mi aggrada, buono per i parcheggi, ma ci sono troppi chilometri da fare lungo la zona industriale.

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La Lisena è straripante come sempre. Luminosa come un angelo, raggiante e spensierata come una ragazzina.

M'iscrivo, mi streccio e parto lentamente.

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Ho le ciabattone trail, uno smanicato, e le maniche lunghe. Un buffo cappellino verde è l'unico impermeabile che mi è rimasto. Piove.

Le strade sembrano strette e passare tra i camminatori e gli ombrelli è più difficile che sopportare la bruttura della zona. Devo zig zagare come Tévez in area di rigore, e trovo maleducato camminare anche a gruppetti di cinque.

E' giusto camminare, ma è anche giusto lasciar il dovuto spazio a chi corre.

Nel primo ristoro trovo un tè ancora troppo caldo, prendo un dolcetto e faccio qualche chiacchera con i genitori di Luca.

50 metri dopo inizio a tossire come un disperato. Cammino, tossisco, mi fermo.

Riprendo a correre, tossisco, cammino. Ohi, ohi.

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Il primo tratto sterrato è già impraticabile dalla pioggia. Pare il campo del Galatasaray.

Salgo lentamente e continuo a tossire.

Piacevole il nuovo segmento Francigeno. La Micra rossa Lisena si ferma vicino a me.

Verso Villa Guerrini il terreno è impossibile. Solo le foglie cadute nascondono i ristagni acquiferi dove per correre devo sguazzare.

Corro, cammino, tossisco, faccio qualche foto.

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A Montefalcone c'è il secondo ristoro.

Oggi non è giornata, e tra pioggia e tosse fare questa salita pare difficile quanto scalare il Passo delle Radici.

Entro nelle Riserva di Montefalcone. Corricchio, ma mi sento scarico come una pila usata.

Continua a piovere, mentre fango e pozzanghere prendono il sopravvento, correre in queste condizioni pare incredibile. Chi ci guarda dalla strada penserà a quanto siamo scemi nel farlo.

La mota arriva alle caviglie, i calzini sono immersi nell'acqua quanto un sub sott'acqua.

Scendo nel bosco arrivando a fatica al terzo ristoro.

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C'è da guadare un rio, salgo sull'argine, ma oltrepassare il fossato è impossibile.

Gambe in acqua e via dall'altra parte.

Fotografie al laghetto, e continuo ad alternare la corsa alla camminata.

Incontro la coppia monumentale Toschi-De Cristofaro, supero la Chiesetta Brasiliana, ed esco dalla Riserva.

Via delle Pinete e dopo via Carmignano. Corro e cammino, meglio non riesco a fare.

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Quarto ristoro dove una bella Spensierata mi mette il timbro sul collo. Segno di riconoscimento per ricevere il gadget dedicato ai lottatori della 30k.

I tempi cambiano e una volta te lo stampavano sul braccio prima d'uscire dalla discoteca.

Oltre a gustare della buona macedonia, mi soffermo a parlare con Fania di questo pazzo e a volte orrendo calendario podistico.

Entrambi desideriamo una rotazione delle date per tutte le corse.

Ovvio che è più facile e soddisfacente organizzare in estate, mentre in inverno lottare contro le imtemperie mette tutti a dura prova. E una corsa come questa meriterebbe un periodo più brillante.

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Esco dal paese e m'inoltro nel sottobosco. Correre è sempre più difficile, i torrenti hanno invaso i sentieri, e solo con un canotto potrei proseguire senza bagnarmi scarpe, calzini e gambe.

Mi pare perfino di perdere la cognizione spazio-temporale. Mancano 7k all'arrivo, ma sembra di doverne fare ancora 15.

Eppure le frecce ci sono, e questi luoghi li conosco quasi a memoria.

Ma sono a pezzi. Se mi devo dare un valore, valgo meno di un fiammifero spento.

Risalgo lento verso il Parco Robinson.

Quinto ristoro. Per me tè caldo e squisiti dolcetti.

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Ciabatto lento in via delle Pinete. E corricchiando scendo a valle.

Raggiungo un gruppetto di lenti podisti (tra cui un Alessandro Pregnolato).

Ultimi 4k a passo insieme a lui, dove solamente le chiacchere mi distolgono da questa mia ecatombe Santacrocese.

Chiudo in 4h20.33 i 28,880k con una media da moribondo di 9,01 m/km.

Peccato per il percorso allagato, ma questa corsa e questo gruppo meritano tutte le lodi del mondo.

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Siamo ultimi tra gli ultimi, ma troviamo ancora la splendida Lisena, e le gentilissime donzelle Spensierate. Un ristoro ben fornito, un pacco premio degno di una gara competitiva, e la bellissima (come ogni anno) Agenda Spensierata.

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Ringrazio e saluto tutti, sono le una passate e torno a cambiarmi in macchina.

Ho le gambe doloranti, e mentre faccio manovra vengo assalito dai crampi.

Lascio la macchina di traverso, e mi devo stendere a terra. Ci vuole un po' di tempo e alcuni sorsi d'acqua prima che possa ripartire.

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Loris Neri - Podistica Galleno